IL CASTELLO DI CALVI RISOrTA

 

    Calvi, l'antica Cales, ha origini antiche ed illustri: è ricordata anche da Virgilio nell'Eneide poiché faceva parte della Campania preromana. Ai tempi di Cicerone era una città florida e popolosa. Nell'879 Cales fu distrutta dai saraceni, in seguito fu ricostruita dal longobardo Atenolfo, conte di Capua, che cominciò a costruirvi il castello. La sua iniziativa fu avversata da Pandolfo, che, temendo che il suo vicino non divenisse troppo forte, voleva stroncarne all'inizio la potenza. Egli assalì Calvi fece prigioniero Atenolfo, ma Landone di Capua, fratello di Atenolfo, provvide a proteggere, con i suoi armati, gli uomini che costruivano il castello. Durante il periodo normanno Calvi fu possedimento di Riccardo, principe di Capua, che restituì alla sede episcopale. Durante la lotta tra Marino Marzano di Sessa e Ferrante d'Aragona, il feudatario ribelle si impadronì del castello corrompendone la guarnigione. L'aragonese, allora, assediò il forte, ma grazie alla strenua difesa dei difensori non riuscì a conquistarlo. Ritornò la primavera seguente, e se ne impadronì con un assalto notturno di sorpresa. Il 9 dicembre del 1798 Calvi fu presa dai soldati francesi, dopo un vittorioso combattimento contro i borbonici.

    Quello che si staglia sulla vecchia arce calena, proprio ai margini della «Casilina» e sul ciglio del grande fossato che affaccia sul Rio dei Lanzi non è certamente il castello di Atenolfo e dei conti longobardi di Calvi e tantomeno quello dei suoi successivi signori normanni. Nella sua attuale struttura architettonica esso è infatti da ritenersi di epoca Aragonese. Peraltro dal momento che le fonti accennano spesso ad un castello costruito sull' arce già in epoca altomedievale è lecito pensare che quello che oggi vediamo sia stato realizzato proprio sulle rovine di una preesistente roccaforte andata distrutta nel corso di una delle tante battaglie che travagliarono le contrade Calene in quei secoli bui.

    Il castello si presenta come una tipica fortificazione di epoca aragonese con pianta quadrata e quattro torri cilindriche a base scarpata, innestate agli angoli. Situato alle porte settentrionali della pianura campana, il castello di Calvi aveva una funzione di controllo sulla vecchia Via Latina, un'arteria stradale che ancora nel basso medio evo assicurava la maggior parte dei collegamenti tra Roma e la Campania, ciò soprattutto in dipendenza del fatto che l' Appia, l'altra grande strada consolare, risultava del tutto impraticabile all'altezza delle paludi pontine. Circondato in buona parte da un ripido fossato, il maniero di Calvi sembra essere stato studiato a tavolino come risposta a precise esigenze strategiche e militari. Non è molto grande, ma è ordinato, essenziale e compatto nelle sue linee architettoniche, presentando volumi che si distribuiscono razionalmente su di una pianta quadrata e su quattro torri cilindriche a base scarpata che si innestano alle cortine in corrispondenza degli angoli.

    Le torri calvesi non risultano piene nella loro parte inferiore, così come accadeva nell'alto medio evo, bensì vuote, con varie finestrelle e feritoie dietro le quali trovavano posto i balestrieri e gli archibugieri. C'è da aggiungere, infine, che il paramento murario delle torri si presenta realizzato con blocchi di piperino scuro, lisci e regolari, disposti con cura per linee orizzontali. Questo, almeno per quanto riguarda la loro parte inferiore, poiché più in alto il paramento quattrocentesco dei grossi conci pipernini cede il passo ad una diversa struttura muraria, realizzata con blocchetti di tufo a faccia ruvida ed alquanto irregolari, espressione evidente di un rifacimento effettuato in epoca successiva. Per quanto concerne le cortine interposte, c'è da dire che due di esse - quella a Sud e l'altra a Nord - poggiano su di uno zoccolo murario lievemente scarpato e piuttosto sfalsato all'esterno rispetto al fronte delle mura. Sul suo lato superiore è realizzato un cammino di ronda, utilizzato dai difensori per il tiro radente. Inoltre, questa specie di corridoio esterno risulta collegato tramite due piccole porte alle due torri lateráli, da dove poi è possibile accedere sia al primo piano del castello, che è situato allo stesso livello del cammino di ronda, sia alla sommità dei bastioni, salendo le scale interne delle torri. Anche la parte superiore delle cortine appare ricostruita. Infatti, le file terminali delle muraglie sono costituite dallo stesso materiale tufaceo utilizzato nel rifacimento della cima delle torri e identica appare anche la tecnica costruttiva, per cui si può dedurre che l'opera di ristrutturazione interessò tutta la parte superiore del castello. E' molto probabile che questi lavori furono effettuati verso la íine lel '400, dopo i ripetuti assedi che il castello subì nel corso della «congiura dei baroni» contro Ferrante d'Aragona. Al castello si accede attraverso una porta arcuata situata alla base della sua cortina occidentale. Questa immette in due successivi cortili ai lati dei quali vi sono diversi locali, destinati evidentemente agli alloggiamenti dei soldati. Dopo essere passati nel secondo cortile, si può salire al piano superiore salendo una scala situata nel primo ambiente a sinistra. Si arriva così a quello che un tempo veniva definito il piano nobile, dove si trovavano i saloni e gli ambienti riservati al feudatario ed ai suoi ospiti. E' probabile che al di sopra di questo piano ci fosse anche una grande soffitta coperta che si estendeva il perimetro delle cortine. Questa congettura è suggerita dalla presenza di alcune strutture murarie che si elevano sul piano superiore, le quali potrebbero essere i supporti su cui si appoggiava la copertura. Al proposito, non va infatti dimenticato che il castello fu abitato fino al 1700 ed è sintomatico che in una vecchia stampa del Pacichelli ("Il Regno di Napoli in prospettiva" 1702) lo si possa vedere ancora in piedi e debitamente coperto. In linea subordinata, non si può neanche escludere che dette strutture possano costituire quanto è rimasto ancora in piedi di un altro piano che si elevava al di sopra del primo, il quale venne demolito di proposito o per abbassare l'altezza del castello, in ossequio alle nuove esigenze imposte dall'architettura militare, o per qualche irrimediabile danneggiamento bellico.

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A cura di: Carmine D'Aniello