LE FORTIFICAZIONI DI MAIORI

 

    Della murazione che in epoca altomedievale proteggeva la cittadina, verso l'unico accesso al mare, delimitato da i colli naturalmente difendibili denominati Torina e Brusario, sopravvive oggi soltanto il baluardo di S. Sebastiano.  Si tratta di un grosso tratto di poderosa muraglia, con merlature e feritoie ancora ben visibili, anche se sotterrato per circa un terzo della sua altezza per l'elevazione del piano della strada attuale, via “Casa Mandina”:  Alla confluenza di questa strada con la Nuova strada provinciale per Chiunzi, è ancora in piedi una torretta circolare, denominata per l'appunto “Torretta Mandina”. Più ad est si incontrano altri tratti di cortina del baluardo ed un'altra torre circolare, che insieme alla precedente, sono le uniche due superstiti delle sei originarie distribuite lungo tutto il tratto fortificato, all'epoca poste ad eguale distanza fra le tre Porte che si aprivano sulla marina.

    Elementi collaterali del baluardo, erano la Rocca di S. Angelo, in luogo della quale oggi sorge la cattedrale, ed il grosso castello recinto di S. Nicola di Thoroplano.

    Quest'ultimo, collocato sull'omonimo colle alle spalle della borgata di S. Pietro sopravvive oggi in buona parte, anche se allo stato di rudere. Il perimetro delle sue mura, intervallato da nove torri circolari, misura circa 550 metri, e delimita un'area interna di circa 7500 mq, con i resti di numerose fabbriche, tra cui alloggi per la guarnigione, depositi, cisterne ed altri edifici.

    Il complesso ha origini  bizantine, alla pari della murazione dell'abitato sottostante,  anche se la sua attuale configurazione appare quattrocentesca, frutto di una ricostruzione avvenuta a partire dal 1460 e completata nel 1465 dal senese Antonio Piccolomini cui Ferdinando d'Aragona aveva assegnato il Ducato di Amalfi, dopo averlo sottratto a Eleonora che cospirava a favore del duca d'Angiò Giovanni.

    La funzione del complesso era quella di accogliere gli abitanti del borgo, in caso di pericolo.

    Per tale motivo si spiegano le dimensioni, eccezionali, dell'impianto, che racchiude tutta la parte sommitale della collina.  La sua funzione di ricovero di centinaia di abitanti e di una forte guarnigione era assicurata da ampi depositi in cui erano raccolte derrate alimentari, da cisterne per la raccolta dell'acqua piovana, da numerosi altri  ambienti coperti e, probabilmente, addirittura da piccoli appezzamenti di terreno coltivati.  Il tutto nella prospettiva di garantire la sopravvivenza anche nel caso di un lungo assedio.

    Un'ulteriore fase di potenziamento il castello la subì immediatamente dopo la ricostruzione del 1465, che ne interessò le strutture per i circa quindici anni successivi.

Nonostante gli storici tendano ripetutamente  a sottolineare l'assenza di armi da fuoco nel castello a quell'epoca, appare innegabile che la forma delle torri circolari che intervallano le mura perimetrali, di ridotta altezza, denuncia un adattamento alle mutate esigenze difensive derivanti dalla pericolosa minaccia procurata dalle prime artiglierie.

Del resto, la presenza  sul piano di copertura di alcune torri di feritoie circolari per piccole armi da fuoco testimonia senza alcun ombra di dubbio l'adeguamento della fortificazione ai nuovi dettami della tecnica bellica dell'epoca.

Passando alla tipologia difensiva più diffusa nel territorio di Maiori, ovvero alle torri costiere di avvistamento, va detto che le più antiche risalgono probabilmente all'epoca Angioina, anche se ricostruite in epoca vicereale spagnola, nella fattispecie quelle di Erchie e Capodorso.

    Le altre, Acquarulo, di Cesare (località Cannaverde), Sanspirito (località Badia), Lamadicane, e quella del Tumulo presso Erchie, vennero costruite nella seconda metà del XVI secolo nell'ambito dell'organico piano di difesa costiera voluto dal vicerè Pedro Afàn de Ribera e imperniato sulla realizzazione di centinaia di torri a sezione troncopiramidale lungo tutte le coste del regno di Napoli.  La torre del Tumulo trae il nome dal fatto che venne costruita sul terreno dove erano sepolti i corpi di oltre mille combattenti periti nella battaglia di Capo d'Orso del 1528.

    Attorno al 1563 furono costruite le Torri dell'Angolo, ad ovest, e dell'Annunziata ad est, sui due speroni calcarei che delimitano gli estremi dell'ampio golfo di Maiori, oggi conosciute, rispettivamente, come Torre Mezzacapo e Torre Normanna.

    Quest'ultima, per le dimensioni veramente notevoli, rientra nella tipologia maggiore, delle tre sostanzialmente previste per il sistema di torri ideato dal Toledo, e caratterizzata da un numero di troniere verticali (aperture poste in sommità del manufatto per esercitare il principio della difesa ficcante con piccoli pezzi di artiglieria caricati a mitraglia che spazzavano, in caso di assalto, le pareti inclinate della torre) assolutamente fuori della norma, anche per la stessa classe di appartenenza, che ne prevedeva non più di cinque per ciascun lato.

Completano il quadro delle torri di Maiori due opere a sezione quadrata, abbastanza ben conservate soprattutto nei tratti del coronamento superiore, contraddistinto da archetti aggettanti su mensole sagomate in pietra, e situate nell'entroterra, una nella borgata Vecite sul margine sinistro salendo la strada provinciale per Chiunzi, l'altra all'incrocio di via Cicerali con la nuova via Provinciale Chiunzi.

    Per entrambe, tipogicamente pressochè simili, realizzate presumibilmente nel XV sec., può ipotizzarsi una funzione semaforica e di vedetta.   

 

Bibliografia:

Giuseppe Primicerio – La città di Maiori, dalle origini ai tempi odierni - Tipografia Oliva, Napoli 1983.