Le fortificazioni della Campania I castelli di Napoli Particolari difensivi Glossario |
Breve storia delle fortificazioni in Campania
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Parlare di storia delle fortificazioni in Campania significa guardare ad un arco temporale molto vasto, riferito ad almeno 26 – 27 secoli. Senza alcun dubbio le numerosissime fortificazioni realizzate dai Sanniti nella particolare area montana del massiccio del Matese si configurano come tra le testimonianze più antiche oggi individuabili nella regione. I caratteri del sistema sannita possono riassumersi in due diversi tipi di approccio al problema della difesa: il primo si evidenzia con una cerchia muraria continua sommitale, una sorta di cittadella, replicata a quota notevolmente più bassa, con funzioni di protezione diretta dell'insediamento. Un secondo approccio è costituito da sbarramenti multipli posti a varie quote, con un sistema di gradoni terrazzati, che costituiranno l'elemento cardine della difesa attiva applicata dalle popolazioni locali nella secolare lotta contro Roma. E' il caso ad esempio di Monte Cila, a Piedimonte Matese. La tecnica costruttiva è quella poligonale, con conci lapidei di grossissime dimensioni. Anche a Faicchio (BN), alla base del Monte Monaco, nei pressi del convento di S. Pasquale, vi sono i resti di una fortificazione sannita, di forma triangolare, parte integrante del sistema difensivo di vaste proporzioni ubicato sull'adiacente Monte Acero, una delle più importanti fortificazioni sannite in assoluto. Il circuito delle mura di M. Acero, di impianto all'incirca quadrangolare, si sviluppa per circa 3 km, con un'altezza media di 3,50 m, ed è realizzato con grossi blocchi calcarei ricavati direttamente sul posto. Numerosi sono poi gli insediamenti fortificati di epoca greca realizzati durante la fase della colonizzazione costiera, tra cui spiccano, come massime espressioni delle tecniche difensive riferite età classica delle fortificazioni in Campania, le opere di Cuma, Poseidonia e Velia. A Cuma, fondata nell'VIII secolo a.C., le mura urbane, il cui andamento è fortemente condizionato dalle caratteristiche piuttosto accidentate del sito, sono realizzate con la tecnica della doppia fodera in blocchi tufacei squadrati ed intercapedine con materiale di riempimento sempre calcareo. L'acropoli era dotata inoltre di capacità difensive autonome, con un proprio doppio circuito murario, che renderanno di fatto la posizione di Cuma pressochè inespugnabile, consentendole di giocare un ruolo di primo piano durante la guerra greco-gotica. Ma la straordinarietà della piazzaforte di Cuma deriva dalla presenza dell'opera avanzata, di modernissima concezione, impropriamente definita “Antro della Sibilla”. Si tratta di una galleria casamattata lunga m 140 e larga m 2,50, dotata di tre grandi aperture che si aprono ad intervalli regolari verso il mare. Ubicata alla congiunzione tra il circuito murario dell'acropoli e quello cittadino, l'opera, con le sue postazioni difensive dotate di macchine belliche, svolgeva un ruolo fondamentale nella protezione della piazza. Le affinità con le gallerie del castello Eurialo a Siracusa sono a dir poco notevoli. Sul sito costituito da una vasta pianura alla foce del Sele, in posizione leggermente sopraelevata, tra il VII ed il VI secolo a.C., venne realizzato l'insediamento di Poseidonia, completamente circondato Il circuito murario, lungo circa 5 km, si presenta attualmente intervallato da una serie di torri a pianta quadrangolare emergenti dal profilo delle cortine, a livelli sovrapposti, oggetto alcune di successivi rifacimenti. Conquistata nel IV secolo a.C. dai Lucani, Poseidonia divenne colonia romana nel 273 d. C., in coincidenza dell'inizio del fenomeno d'impaludamento della foce del Sele, che progressivamente, nel corso dei secoli successivi, ne avrebbe determinato la fine. Di epoca romana sono le fortificazioni di Alife e Telesia, profondamente diverse per caratteri tipologici l'una dall'altra, di chiara ispirazione al convenzionale modello del Castrum la prima, assolutamente originale e dai caratteri innovativi la seconda. La singolarità dell'antica Telesia è rappresentata dalla sua cinta muraria dall'originale andamento concavo dei tratti di cortina di collegamento tra le torri. La po Altro episodio di notevole rilievo è costituito dalla murazione greco-romana di Napoli. Sorta a partire dal V secolo a. C. e rinforzata durante il secolo successivo, a delimitazione della nuova città (Neapolis), la sua articolazione venne fortemente condizionata dalle caratteristiche geomorfologiche accidentate dell'area che andò a circuire. Partendo da S. Aniello a Caponapoli, lungo Villa Chiara e rampa Maria Longo, le opere difensive proseguivano lungo l'attuale via Settembrini, piegando quindi |
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Con la caduta dell'Impero Romano si apre anche in Italia meridionale un periodo di grande instabilità che soltanto dopo alcuni secoli, dopo la sanguinosissima parentesi della guerra greco-gotica, con il prevalere della dominazione longobarda nelle aree interne e di Bisanzio lungo le aree costiere, sembra avere fine. Al periodo altomediovale è ascrivibile l'episodio fortificato di Sant'Agata dei Goti che sfrutta le caratteristiche naturali del sito - un costone roccioso delimitato dai torrenti Martorano ed Isclero - per la sua difesa. Con il ducato longobardo di Benevento e la nuova organizzazione territoriale in gastaldati, si assiste di fatto a una sorta di vero e proprio pre-infeudamento, anticipatore di quanto Tra i numerosi insediamenti fortificati di fondazione longobarda in Campania si ricordano quello eccezionale della Civita di Ogliara a Serino, Montefredane, Rocca S. Felice, etc. I bizantini d'altro canto, oltre ad insediarsi a Napoli, che fu per un lunghissimo periodo ducato autonomo, realizzarono importanti piazzeforti marittime a Gaeta ed Agropoli, punti di appoggio per i loro dromoni da guerra che, grazie all'utilizzo esclusivo del fuoco greco, solcarono a lungo vittoriosi le acque del Mediterraneo, assicurando la supremazia navale a Costantinopoli. L'avvento della dominazione normanna (i normanni ottengono una delle prime concessioni territoriali ad Aversa attorno al 1033), si identifica con l'instaurar Innanzitutto concreto simbolo del rinnovato potere politico e strumento per la pratica detenzione di esso sulle popolazioni conquistate, l'opera fortificata era adatta a fronteggiare le minacce esterne ed assolveva anche a funzioni abitative del feudatario o cavaliere. L'impianto di tipo centrale, con un'unica grossa torre, a sezione prevalentemente quadrata, si evolverà per quanto concerne le |
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Fortificazioni Sveve e Angioine L'architettura militare sveva, succeduta rapidamente a quella normanna, si differenzia da questa innanzitutto per l'impianto diverso, con torri quadrate ai vertici di uno schema quadrato, anch'esso tutto sommato concettualmente assai semplice, di chiara ispirazione al modello del Castellum romano. E' indubbio comunque che con l'epoca federiciana anche l'architettura acquisisce caratteri di equilibrio e rigore formale, oltre all'introduzione di alcuni elementi decorativi nella stessa tipologia militare, fattori sostanzialmente assenti in precedenza. Contrariamente a quanto si pensa alcuni interessanti esempi di architettura difensiva di epoca sveva possono oggi ancora individuarsi sul territorio della Campania. In particolare nei castelli di Monteleone a Marano e di S. Agata dei Goti è possibile riconoscere, nonostante le notevoli trasformazioni subite, il caratteristico impianto all'incirca quadrangolare con cortile interno e torri quadrate disposte oltre che ai vertici dell'impianto anche in posizione intermedia. Ma la fortificazione più significativa che si conserva di tale periodo, soprattutt Com'è noto, l'arco temporale della presenza tedesca, che coincide sostanzialmente con quella di Federico II è assai circoscritto, soprattutto se rapportato a quello successivo angioino, che avrà invece una durata di circa 180 anni. Il periodo della dominazione francese, durante il quale si rinnova e consolida il sistema di controllo feudale del territorio, è caratterizzato per buona parte della sua durata dal confr Il modello non poteva, per le nuove architetture fortificate, che essere di ispirazione francese, visto il seguito di maestranze d'oltralpe che accompagnarono il nuovo monarca francese. I caratteri tipici dell'architettura difensiva, a partire dalla fine del XIII secolo, consistono La pronunciata inclinazione verso l'esterno della parte inferiore delle torri, ovvero la scarpa, costituisce il naturale complemento del sistema di beccatelli e caditoie posto in alto per garantire la massima efficacia all'applicazione di questa tecnica diffensiva, procurando ai proiettili precipitati dall'alto e rimbalzanti poi sul tratto inclinato il massimo della letalità. La scarpatura consentiva inoltre di tenere a distanza gli attaccanti, rendendoli più vulnerabili al tiro dei difensori (che a loro volta potevano evitare di sporgersi pericolosamente), e neutralizzare in parte anche l'approccio con scale o torri d'assedio. Infine le fo E gli esempi oggi su cui poter osservare quanto esposto non mancano certo sul territorio: oltre alla linea delle torri costiere erette durante la guerra del Vespro cui è ascrivibile l'esempio di Castellamare della Bruca, paradigmatici appaiono gli esempi di Castelcivita (Salerno), di Castelnuovo Cilento (Salerno), di Lettere (Napoli) e di Prata Sannita nell'alto Casertano. |
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Il succedersi di nuovi detentori del potere politico nel Mezzogiorno, a partire dal 1440, precede di poco una fase quanto mai intensa e decisiva per il rinnovamento ed il potenziamento dell'architettura militare del territorio del Regno di Napoli, perfettamente in linea con la generale tendenza che si Se in ogni caso era possibile un adeguamento dei capisaldi dell'impianto difensivo era per contro impossibile applicare lo stesso principio della superficie curvilinea alle cortine di collegamento tra una torre e l'altra. Contemporaneamente però, con l'introduzione delle armi da fuoco di piccolo e medio calibro lungo gli spalti delle cortine difensive stesse oltre che in piattaforma alla sommità delle torri, si assistette ad un evoluzione del principio di difesa ravvicinata che passò da quello descritto in precedenza, ormai superato, "piombante", a quello cosiddetto “radente” reso possibile proprio dal tiro delle artiglierie difensive. Quest'ultime posizionate oltre che in sommità, anche ad ordini d'altezza inferiori, erano in grado con il loro tiro di “radere” letteralmente lo spazio antistante la fortificazione. Al tiro radente si associava quello ben più micidiale di fiancheggiamento esercitato da aperture praticate nei fianchi delle torri, in grado di consentire di bersagliare schiere intere di attaccanti sul fianco. Nonostante la presenza aragonese sia di breve durata, rimanendo circoscritta a sessanta anni appena, essa è contraddistinta, Proprio le opere con i caratteri del periodo aragonese sono tra quelle più frequentemente diffuse e meglio conservate sul territorio. Sia direttamente sulla costa, si vedano Agropoli, Rocca Cilento, Castellabate, che leggermente verso l'interno, come è il caso delle poderose fortezze di Teggiano e Vairano Patenora. |
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Agli inizi del XVI sec., con l'introduzione del bastione, si attua una vera e propria rivoluzione nel campo della fortificazione. Sul finire del secolo precedente era apparso ben presto chiaro che la forma circolare delle torri innestate ai vertici degli impianti difensivi non garantiva, come già accaduto per il passato, la totale Quasi immediatamente la forma del nuovo baluardo difensivo, oltre alle due facce con il vertice collocato lungo la bisettrice dell'angolo definito dalle due cortine convergenti, acquisì anche due fianchi, ortogonali alle rispettive facce, oltre ad un lato aperto rivolto verso l'interno del perimetro difensivo, la cosiddetta “gola”. Il bastione comprendeva vari livelli difensivi sovrapposti, costituiti, pa Questo nuovo elemento difensivo, che andava a collocarsi ai vertici del perimetro fortificato in luogo delle torri medievali e dei torrioni cilindrici appartenenti alla fase di transizione, si configurava di fatto come l'elemento cardine di riferimento attorno cui si sarebbero articolati tutti gli aggiornamenti delle tecniche difensive che si sarebbero susseguiti nei tre secoli successivi. Tipica espressione del nuovo sistema, definito “bastionato”, è il forte di Capua. Questo forte, con il suo impianto quadrato con bastioni ai vertici rappresenta la tipologia che riscontrerà maggior diffusione sia nel Mezzogiorno che altrove, sostanzialmente per criteri di economicità. Caratteristica peculiare del forte di Capua sono gli assai sviluppati “orecchioni” , elementi curvilinei di raccordo tra le facce ed i fianchi dei bastioni, destinati a nascondere alla vista dell'attaccante le cannoniere “traditrici” che avevano la funzione di colpire sul fianco il nemico una volta giunto nel fossato. Con il consolidarsi del potere vicereale spagnolo Napoli capitale vede il profondo rinnovammento del suo sistema difensivo, con la realizzazione di una cinta bastionata e l'adeguamento ai nuovi canoni di Castel Nuovo, Castel dell'Ovo e del Castello del Carmine. Ma l'elemento principe del sistema sarà rappresentato dal nuovo forte eretto sulla collina di S. Martino, ad opera di Luis Escrivà, che con il suo eccezionale impianto stellare allungato a sei punte e per le proporzioni colossali che esso assume, rappresenta un esempio unico del suo genere, un autentico gioiello dell'architettura militare del XVI° secolo. |
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Gli spagnoli, successori degli aragonesi nel controllo del Mezzogiorno d'Italia, a partire dalla seconda metà del secolo XVI, vararono un organico piano di rafforzamento delle difese costie Le caratteristiche architettoniche di tali edifici possono così riassumersi: impianto quadrato e pareti scarpate per l'intero sviluppo verticale, allo scopo di garantire al manufatto una maggiore stabilità alle sollecitazioni provocate dalle artiglierie durante il tiro. L'accesso alla torre era sopraelevato a livello del piano abitabile, che era costituito da un unico ambiente voltato avente una sup. variabile tra i 20 ed i 30 mq, arredata con un camino dal duplice uso, cucina e riscaldamento; tale ambiente, voltato a botte, costituiva praticamente l'unico spazio interno della torre, con nicchie nei muri utilizzate come armadi, mentre nel basamento era spesso ricavata la cisterna per l'acqua. All'esterno, in sommità, su ciascuno dei quattro lati, erano posizionate le caditoie, o troniere verticali, in numero generalmente di tre, per la tipologia più diffusa, quella di tipo intermedio, sempre realizzate in controscarpa, e costituenti il coronamento della torre. Tali postazioni difensive erano utilizzate per la difesa ravvicinata della torre, nel caso, oltremodo raro, di assalto diretto, attraverso l'uso di un'artiglieria secondaria di cui la torre era dotata, il cannoncino petriero che, disposto verticalmente all'imbocco di una delle suddette troniere, era in grado di tirare a ritmo sostenuto micidiali scariche di mitraglia fulminando i malcapitati assalitori. Il potere offensivo delle torri era costituito da uno, al massimo due pezzi di artiglieria di medio calibro, per proiettili di peso variabile dalle 2 alle 8 libbre (una libbra c.a 350 g), collocati sulla terrazza, in grado di colpire un'imbarcazione a circa 600 metri di distanza. Una piccola riserva di munizioni era ubicata nelle immediate prossimità dei pezzi. La guarnigione di tali opere era costituita da due, tre uomini, cui era affidato tra l'altro il compito di scrutare continuamente, giorno e notte, l'orizzonte e segnalare eventuali pericoli alla popolazione locale ed alle torri limitrofe. Il deposito dei viveri era generalmente alloggiato a fianco alla cisterna. |
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Architettura minore fortificata Accanto alle tipologie di architettura militare più note, quali quelle delle cinte urbiche, dei castelli e Le grandi masserie, in quanto vi si concentravano le riserve di grano ed olio, potevano costituire uno degli obiettivi privilegiati da parte delle bande di predoni, per cui la necessità d dotarle di accorgimenti difensivi, per lo più costituiti da garitte ubicate lungo i vertici del perimetro, archibugiere e piccole cannoniere. Le case forti o case torri, costruzioni spesso situate in zone iso C'erano inoltre le grandi torri erette da potenti famiglie locali, intorno alle quali si raccoglievano nuclei edilizi più o meno consistenti. Queste costituivano la cosiddetta “seconda linea di difesa” (si pensi ad esempio alla Torre di Fra Si pensi infine all'eccezionale concentrazione di torri con funzione abitativa presenti nella penisola sorrentina. |
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