Il Castello di Avella |
Epoca: secolo VII - XV Conservazione: Discreta, seppur allo stato di rudere Apertura al pubblico: Sì Come arrivare: Avella è raggiungibile via Autostrada Napoli-Bari con uscita al casello di Baiano, a circa 2 km dal Comune, oppure è raggiungibile mediante la S.S. 7 bis che congiunge Napoli al comprensorio nolano. Distanza da Napoli 28 km Tempo stimato di percorrenza 20 min. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Nola, sulla linea Cancello-Codola-Avellino. Vi sono collegamenti giornalieri per Cancello (18 corse giornaliere nell'orario estivo e 18 nell'orario invernale) e per Codola-Avellino (4 corse giornaliere nell'orario estivo e 4 nell'orario invernale).
La storia Di probabile origine calcidese, Avella era uno dei centri medio-piccoli della Campania Felix. Molte, in verità, sono le tesi avanzate, nel corso dei secoli, circa le origini del suo toponimo. Secondo Plinio, Avella deriva dalle nocciuole (abellane), che abbondano nel suo territorio; Ambrogio Leone diceva che era così denominata perché vi infuriavano i venti (vertigine ventis); altri fanno derivare il suo ‘nomen' da Belo, della stirpe regia di Nembrot (Bela, Bella, Abella); altri ancora dal termine aberula, che significa cinghiale. Per la sua ottima posizione geografica, sin dalla preistoria, Avella è stato un crocevia di civiltà. Difatti, la presenza umana, nel suo territorio, è accertata sin dal Paleolitico superiore mentre un primo insediamento abitativo si deve far risalire alla fase appenninica. Successivamente, risentì dell'influenza delle Colonie greche della costa e dell'area etrusca, ed è, altresì, evidente uno stretto rapporto con l'area Caudina, come testimoniano i numerosi reperti archeologici rinvenuti. Fu Osca, Etrusca e Sannita. Nel 339 a.C. accettò la protezione di Roma, alla quale rimase sempre fedele tanto nella prospera che nell'avversa fortuna, diventando prima Municipio e poi Colonia. Per la fedeltà ai Romani subì una prima devastazione ad opera di Spartaco e fu distrutta dai Sanniti di Nola. Saccheggiata da Alarico, nel 410 a.C., cadde sotto il dominio dei Goti per poi passare ai longobardi di Siginolfo. Fu saccheggiata e sottomessa anche dai Saraceni e dagli Ungari e proprio in questo periodo ci fu un graduale spopolamento, favorito da un nuovo insediamento, l'attuale, posto poco a sud-est del precedente. Nei secoli bui divenne feudo dei Normanni e podere di nobilissime famiglie come gli Orsini ed i Caracciolo. Curioso sapere che, nel ‘300, sotto il conte Nicola Janvilla, è stata coniata anche una moneta: un tornese in rame recante, al dritto, una croce e, al rovescio, il Castello abellano con la dicitura ‘De Avelle do 2'.
Il castello Su di una collina e staccate decisamente dall'attuale contesto urbano, si trovano le rovine del castello-recinto di Avella, uno dei complessi fortificati più interessanti della provincia di Avellino, edificato in epoca longobarda in una posizione di grande valore strategico. Dell'esistenza del castello avellano si ha già notizia nell'Historia Longobardorum di Erchemperto, nella quale si legge che nell'880 era di proprietà di Guaimaro I e vi si rifugiò il principe Landolfo Suessolano dopo il saccheggio della sua città compiuto dai Vandali d'Africa. Semidistrutto da eventi bellici, il forte fu riedificato dai nuovi signori normanni e costituì la residenza della famiglia de Avella, che ivi dimorò per oltre due secoli. Abbandonato nel 1371, dopo l'estinzione della casata, il fortilizio caduto in disuso non venne più abitato dai signori che si susseguirono nel dominio del paese. Demolito in parte dal sisma del 1456, è infatti ricordato in un documento redatto nel 1529 come castello “maltratado” e “antiquamente bello y grande”. Solo nel 1553 il forte viene rifatto per intero dal conte di Seminara Pietro Spinelli, (come ci dice un'iscrizione sulla porta d'ingresso), ma nonostante il costoso restauro, la dimora fu comunque disabitata, in quanto i feudatari preferirono alloggiare nel palazzo ducale costruito nel centro urbano. Il complesso castellano risulta composto da due recinti fortificati con al vertice il mastio e la dimora feudale in posizione dominante nel punto più elevato della collina. Le muraglie dei lati lunghi est ed ovest, a causa del naturale declivio, possedevano con molta probabilità superiore foggia a gradoni e sommità coronate da merlatura guelfa. Di conseguenza anche il cammino di ronda, doveva essere a gradoni. La cortina muraria orientale è la meglio conservata: essa è costituita da strutture murarie, alte non più di tre metri, con interposte quattro torri quadrangolari alquanto sporgenti dal profilo di pianta. Le torri hanno le pareti esterne verticali in gran parte dirute ed aperte da alcune feritoie. La cortina occidentale è anch'essa formata da tratti rettilinei di muraglie, con parapetti e merli visibili in alcuni alzati, intervallati da quattro torri, mentre sono quasi definitivamente scomparse le cortine nel settore settentrionale del catrum . L'intero recinto in muratura racchiude un'ampia aera interna in parte terrazzata ed in cui si trova il secondo circuito murario, che circoscriveva la cima del colle e si legava ad est al mastio; anche se di questo secondo recinto restano conservate solo alcune brevi tratti di cortine murarie. Dell'edificio principale della residenza fortificata, restano solo due muri di notevoli proporzioni, che si addossano ai muri perimetrali delimitando ambienti del piano terra. La facciata settentrionale era quella in cui si apriva al livello del primo piano l'ingresso, preceduto forse da un ponte levatoio. Al livello del secondo piano si aprono nella parete esterna, quattro finestre arcuate, di cui due tompagnate e diversi filari di fori rettangolari disposti parallelamente nella superficie della cortina muraria. Le murature del castello residenza hanno il paramento costituito da pietre calcaree non squadrate di varie dimensioni cementate ed abbondante malta. Importante è anche la torre-mastio di epoca angioina, collocata vicino alla cortina settentrionale: essa è a pianta circolare, alta quasi m 20 ed esternamente si presenta come un cilindro massiccio impostato su una base troncoconica compatta, con la superficie aperta da scarse finestre e feritoie parzialmente crollate. Inoltre la torre ha internamente tre locali situati uno sull'altro. Vi si accedeva dal palazzo feudale attraverso un angusto ingresso al livello del primo piano. La sala del piano terreno, adibita a magazzino e priva di luce, ha forma circolare ed è coperta da una cupola emisferica in cui è praticata un'apertura rettangolare. Questa botola è l'unico mezzo di comunicazione tra il piano terreno ed il primo piano, dove una seconda botola permetteva di passare con una scala lignea retrattile ai piani superiori. Sono crollati invece i solai del secondo e terzo piano. La sommità è comunque priva del coronamento con merlatura guelfa, visibile ancora negli ultimi anni del secolo scorso.
Bibliografia
G. Galasso - Torri e castelli in Irpinia - Atripalda, 1990
A cura di Paolo Ziino
|
|