Il castello ducale di bisaccia |
Epoca: secolo XI - XVI sec. Conservazione: Discreta. Apertura al pubblico: Contattare il comune di Bisaccia tel. 0827/89202. Come arrivare: Bisaccia dista circa 12 km dall'Autostrada Napoli-Bari con uscita al casello di Lacedonia. In alternativa il centro è raggiungibile in auto mediante la Strada Statale n. 303, al bivio Calitri - Bisaccia - Lacedonia. Distanza da Napoli 118 km. Tempo stimato di percorrenza 1h e 14 min. La stazione delle ferroviaria più vicina è quella di Calitri-Pescopagano sulla linea Avellino-Rocchetta S.A.: sono previsti collegamenti giornalieri per Avellino e per Rocchetta (3 corse giornaliere sia nell'orario estivo che nell'orario invernale). L'aeroporto più vicino è Napoli-Capodichino.
La storia Bisaccia è un comune di 4.382 abitanti della provincia di Avellino. E' situato a 850 m di altitudine e domina dal lato N la vasta area del Calaggio. Il paese insiste su di uno zatterone roccioso argilloso rasentato ad E e ad O da due avvallamenti detti “Vallone dei Corvi” e “Vallone dei Ferrelli”. Le origini del borgo sono medievali ma la zona dovette essere occupata in tempi molto più remoti come attestano alcuni saggi archeologici che mettono in evidenza un'attività risalente almeno al X sec. a.C. La città sembra però sorta sul luogo dell'antica Romulea, città sannitica distrutta da Publio Decio nel 296 a.C. Il borgo medievale passò, come avviene per la maggior parte dei centri meridionali, nella mani di numerosi signori durante il medioevo ed oltre: le prime notizie risalgono al 1087 quando ne era in possesso un signore locale, un certo Roberto. Con la dominazione normanna il feudo venne concesso, da Ruggero ll, ad un milite di nome Guglielmo. Nel 1230 il castello, e così l'intero agglomerato, passarono nelle mani di Riccardo Cotigni e poi, dopo la fallita congiura di Capaccio nei confronti dell'imperatore, di Manfredi di Svevia. Tra i proprietari illustri ricordiamo il marchese di Villa Giovan Battista Manso, nel 1533, grande letterato e mecenate e amico di Torquato Tasso il quale, secondo alcune fonti non del tutto veritiere e quindi poco plausibili, fu addirittura ospite nel castello. A questo si aggiunge il poeta Ascanio Pignatelli che divenne duca di Bisaccia nel 1600: il castello rimase da allora nelle mani della famiglia Pignatelli che lo tenne fino al 1806, anno dell'eversione della feudalità.
L'architettura Il castello ducale di Bisaccia è frutto di rimaneggiamenti avvenuti nei secoli e al passaggio delle varie dominazioni: l'impianto originario, quello longobardo, è stato evidenziato solo in parte da alcune indagini archeologiche che hanno messo in luce, nella zona occidentale della fortificazione, alcuni ambienti a pianta rettangolare caratterizzati da muratura a ciottoli fluviali misti a pietre calcaree e legate da malta cementizia. A questi si aggiungono altri ritrovamenti tra cui una cisterna quadrangolare, con depuratore e tubi fittili, risalente con molta probabilità al lX-X sec. Il castello fu parzialmente ricostruito da Federico ll di Svevia nel Xlll sec. a causa dei danni subiti durante il sisma del 1158: molto spesso l'imperatore sfruttò il complesso come residenza di caccia mentre i sotterranei furono utilizzati per la reclusione e la custodia di alcuni prigionieri di rilievo. Ulteriori rifacimenti caratterizzarono il forte durante la dominazione angioina ed aragonese. Il passaggio da complesso fortificato a residenza signorile avviene nel XV sec.: a questo periodo risale la creazione di nuovi ambienti che affacciano su di un secondo cortile di nuova costruzione mentre, al piano superiore, viene aggiunto un grande loggiato caratterizzato da ventotto archi, molti dei quali oggi non più esistenti. Il primo cortile viene munito in questa fase di un portale di ingresso. A partire dal 1694 l'edificio, allo stesso modo del borgo circostante, fu caratterizzato a più riprese da fenomeni distruttivi naturali ed accidentali: in quello stesso anno il castello fu semidistrutto dal terremoto e ricostruito immediatamente dalla famiglia Pignatelli mentre nel 1768 il borgo fu travolto da un violento incendio, presumibilmente di origine accidentale. Ancora, in seguito al terremoto del 1930, in aggiunta al precedente del 1910, buona parte delle fabbriche fu ridotta ad un insieme di strutture dirute. Al castello si accede tramite il primo portale d'ingresso in blocchi lapidei di epoca quattro-cinquecentesca: ad Est e ad Ovest dell'ingresso sono inoltre visibili due torri cilindriche, con lieve scarpatura, in pietrame irregolare e parzialmente diroccate. Da qui si accede al primo cortile, di forma trapezoidale, risalente al XVl sec. e relativo ai lavori di ampliamento del complesso fortificato: sul cortile si affacciano più vani utilizzati presumibilmente come magazzini e, nel XlX sec., trasformati in residenze. La zona medievale del complesso è invece relativa ad un secondo cortile al quale si accede tramite un secondo arco ogivale: a pianta rettangolare il cavedio dà accesso al piano nobile attraverso un'ampia scalinata caratterizzata, in sommità, da una loggia quattrocentesca con archi a tutto sesto sorretti da colonnine esagonali. La zona nobile è costituita da una serie di sale spiccatamente ad uso residenziale. Un altro importante elemento è la torre principale, o mastio, ubicata a N-O della zona residenziale: essa è con molta probabilità appartenente al periodo normanno - svevo. Si tratta di una torre a pianta quadrata, di 7,90 m di lato, e altezza di circa 12 m: la muratura, composta da pietrame calcareo irregolare e malta cementizia, è molto spessa e caratterizzata da alcune finestre arcuate. Il mastio, inoltre, è diviso in tre piani sovrapposti con ingresso al piano intermedio tramite un ponte levatoio che si collegava ad una scala esterna, oggi scomparsa.
Bibliografia Galasso, G., Torri e castelli in Irpinia, sd. Orlando-Cafazzo, G., Il Tasso in Bisaccia: difesa di Giovanbattista Manso contro critici vecchi e nuovi, Avellino, 1920.
Unformazioni Utili Comune di Bisaccia: http://bisaccia.asmenet.it/ Ufiicio informazioni tel. 0827/89202
A cura di Daniele Ferraiuolo
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