Il Castello a mare di Stabia |
Epoca: XIII - XIV sec. Conservazione: Discreta. Apertura al pubblico: Si. Come arrivare: Autostrada A3 Napoli – Salerno – Reggio Calabria, uscita Castellammare di Stabia.Circumvesuviana: linea Napoli – Sorrento Il castello è sito in via Panoramica, 62.
La storia Il Castello a Mare di Stabia sorge ad un'altitudine di 101 metri, adagiato sulle rocce rivolte al vicino mare e che raggiungono, alle spalle della fortezza, i 650 metri con il nome di monte Faito. La posizione del maniero rende chiara la sua funzione difensiva poiché la spiaggia che osserva oggi e che in passato controllava dall'alto era l'unico varco utile per il passaggio di un esercito tra Sorrento e Napoli. Molti studiosi hanno attribuito il castello a Federico II o Carlo I d'Angiò ma diverse attestazioni documentarie precedenti ai due illustri sovrani fanno arretrare la datazione del manufatto ad un'epoca anteriore, probabilmente coeva al ducato di Sorrento che avrebbe sicuramente avuto validi motivazioni per l'erezione di un baluardo difensivo in un luogo così strategicamente rilevante perché situato al confine dei suoi territori. Il castello, durante la sua prima fase di vita, ebbe un carattere esclusivamente militare e neppure un piccolo villaggio nacque nelle immediate vicinanze (l'intera popolazione dell'antica Stabia, minacciata dalle incursioni operate dal vicino ducato longobardo, trovò rifugio sui monti Lattari). Il castello fu però successivamente visto dalle genti come garanzia di salvezza, luogo di rifugio, e iniziò così a svilupparsi un nucleo abitato ai piedi della fortificazione. Il "Castello del Duca" fu restaurato dapprima da Federico II, poi da Carlo I d'Angiò e quindi da Alfonso I d'Aragona, autore quest'ultimo anche della "Torre Alfonsina" (un tempo in riva al mare dell'attuale spiaggia di Pozzano, distrutta nel 1935), che da lui trasse nome. Ancora, dopo il 1470, il castello fu adeguato nella forma per sostenere l'impatto della nuova e rivoluzionaria arma: l'artiglieria a polvere. Al tempo della Congiura dei Baroni il castello fu conquistato dalle truppe di Giovanni d'Angiò e sfuggì dopo pochi anni all'attacco del Duca d'Amalfi. Nel 1566 il maniero fu portato in dote da Margherita d'Asburgo, figlia illegittima di Carlo V, a Ottavio Farnese. Nel XVII sec. Castellammare era ormai una città e in tempi a noi più recenti (a partire dal sec. XVIII) il castello terminò d'espletare il suo primitivo uso difensivo e divenne una comoda cava di materiali edili; così l'edificio cadde in silenzioso abbandono sino a divenire un caratteristico rudere che, per l'aspetto di vecchio maniero diroccato, fu soggetto ispiratore di numerosi artisti. Agli inizi del 1900, i resti del castello pervennero al marchese Alaponzone di Verona, che nel 1930 lo vendette allo stabiese comm. Edoardo de Martino, fortemente intenzionato a riportare il rudere del castello al suo originario antico splendore. I lavori di restauro e ricostruzione occuparono gli anni 1931- 1933 ed il piano, che prevedeva la ricostruzione “reiventata” dell'intera facciata, seguì i disegni del Prof. Chierici (Soprintendente dell'Arte Medioevale e Moderna per la Campania). Nel 1956 ebbero inizio i lavori di avvaloramento, durati ben 12 anni, il cui scopo fondamentale fu creare una distinzione visibile tra le costruzioni integrative degli anni trenta e gli elementi storici del castello.
L'architettura Le vastissime opere di ricostruzione e restauro che hanno interessato il Castello a Mare rendono complessa al visitatore una veloce e unitaria analisi architettonica. Nel castello è sopravvissuta una pianta triangolare che si coniuga in perfetta armonia con il paesaggio circostante. Infatti la cortina muraria maggiore, compresa fra due torri circolari, guarda al mare mentre il vertice opposto a questa, dove è collocato l'ingresso, è rivolto verso i rilievi montuosi. L'ingresso alla corte è frutto della ricostruzione degli anni trenta, al pari della facciata interna principale, e immette nel cortile, luogo fondamentale di un castello-fortezza poiché scenario di gran parte della vita militare. Nella porzione destra della corte si scorge un pozzo circolare trecentesco che presenta capitelli recanti insegne francescane. L'edificio, il cui accesso è al centro della facciata principale, si svolge lungo il lato maggiore del perimetro e presenta due principali piani d'uso: il piano rialzato destinato un tempo ad alloggi spartani, addirittura sprovvisti di camini, per gli uomini d'arme, e i sotterranei destinati probabilmente a prigioni e cantine. Un ambiente delle prigioni fu trasformato nel corso dei secoli in cappella, provvista di arredo scarno e oggi dominata da un Cristo cinquecentesco. Le due torri principali, di cui solo una dotata di una alta scarpa, hanno in pianta dimensioni differenti e conservano lo sviluppo in altezza. Sono collegate tra loro da un terrazzo-corridoio che si affaccia, lungo il perimetro esterno, verso il mare. È da segnalare la presenza di una terza torre posta sul lato sinistro a ridosso dell'edificio.
Bibliografia N. Cortese - Il Ducato di Sorrento e Stabia e il suo territorio - 1928 C. Longobardi - Il Castello medioevale e le antiche fortificazioni di Castellammare di Stabia - 1929 G. C. Parascandolo - Castellammare di Stabia - Napoli 1965 Genuinus - Il castello a mare di Stabia - Napoli 1970
A cura di Ilaria Turco
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