Il Castello di Torella dei Lombardi |
Epoca: secolo XII - XIII Conservazione: Buona Apertura al pubblico: Sì. Come arrivare: Da Napoli prendere la A16 Napoli - Bari e uscire ad Avellino Est e seguire le istruzioni. Da Avellino: imboccare la S.S. 7BIS e proseguire verso Nord per 2,6 km. Da Salerno imboccare la A 3 ed uscire a Contursi Terme, imboccare la S.S. 91 e proseguire verso Nord per 12 km. Imboccare quindi la S.S. 165 e proseguire verso Nord per S.P. 130 e ancora S.S. 400 e S.S. 428. Da Benevento prendere il raccordo Autostradale A16 - Benevento e proseguire verso Sud Est per 12 km. Proseguire per S.S. 7 quindi S.S. 90 e S.S. 303 e infine S.S. 428
La storia Le sue origini risalgono al periodo della contesa tra i principati longobardi di Benevento e di Salerno, intorno all'anno 850, quando a difesa del confine del principato di Salerno, venne costruito un fortilizio che per la sua modesta mole, venne chiamato Turrella, (piccola torre) che dà l'odierno nome al Comune. Dopo la caduta di Conza, ad opera di Roberto il Guiscardo (1076), anche il feudo di Torella passò ai normanni, i quali divisero il territorio in contee e baronie. Ai normanni seguirono gli svevi, gli angioini e, poi, anche gli aragonesi. I più antichi feudatari del paese appartennero alla famiglia Saraceno, fino al 1250, anno in cui fu da Manfredi di Svevia donato all'arianese Tommaso de Forgia. Ma due anni dopo fu restituita a Letizia Saraceno, mentre ai discendenti di costei appartenne quasi ininterrottamente attraverso l'avvicendamento di numerosi signori, tra i quali Giovanni (1278), Matteo II (1294), Gabriele (1440), e Giovanni Camillo Saraceno (1525). Nel secolo XVI Torella passò alla famiglia Caracciolo i cui membri, nel 1638, ottennero il titolo di principi. Ai Caracciolo il paese restò fino all'abolizione dei diritti feudali (1806). L'appellativo "dei Lombardi" le fu aggiunto dopo l'Unità d'Italia per distinguerla da quella "del Sannio".
Il castello A Torella dei Lombardi si può ammirare il Castello Candriano . Costruito nel XII-XIII secolo, per opera della famiglia dei Saraceno, su strutture preesistenti d'epoca longobarda, fu numerose volte modificato ed ampliato nei secoli successivi. Del forte costruito in epoca normanna si è persa ogni traccia. L'edificio, a pianta quadrilatera e cortile centrale, subì sostanziali modifiche dopo il sisma del 1466 e fu munito di due torri cilindriche tuttora visitabili: una con funzione difensiva che accoglieva le postazioni di tiro, l'altra con funzione di servizio. Nello stesso periodo fu innestato nel circuito antemurale un rivellino, utilizzato poi per operazioni daziarie connesse al controllo del prospiciente tratturo, punto di transito obbligato per il trasporto di merci e bestiame verso Frigento e S. Angelo dei Lombardi. Sempre nella seconda metà del XV secolo risale la realizzazione del giardino pensile nello spazio sopraelevato e intermedio fra il tratto di cortina antemurale, il rivellino e i due torrioni angolari con facciata interposta. A metà del 1500, divenuto proprietà dei Caracciolo, fu trasformato in casa palaziata, con l'apertura di nuove finestre e balconi nelle cortine perimetrali della fabbrica, mentre vari rifacimenti decorativi abbellirono lo spazio cortivo e gli ambienti del piano nobile. I Caracciolo tennero il possesso dell'edificio fino al 1959, quando divenne proprietà comunale. Attualmente, dopo il terremoto del 1980, del castello si conservano resti delle due torri a pianta circolare con lieve basamento scarpato, un lungo tratto della cortina scarpata antemurale con basso rivellino cilindrico su base a scarpa e parte dell'antico giardino pensile. Il maniero mostra ancora le caratteristiche tipiche dell'architettura aragonese, con le due torri cilindriche della stessa altezza della cortina interposta, in cui si apriono le finestre ed i balconi ascrivibili alla sistemazione settecentesca. Notevoli sono comunque il cortile centrale ed alcuni ambienti terranei rilevabili fra le rovine del fortilizio e raggiungibili superando l'ingresso principale, situato nel prospetto meridionale. Crollati invece quasi interamente i solai che dividevano il piano terreno dall'appartamento del feudatario e quelli di copertura. Oggi è visibile oltre al giardino pensile, il cortile, la cappella di S.Eustachio ed un museo civico in cui sono esposti numerosi reperti (piatti, brocche, olle, monete, etc.) recuperati nel corso degli scavi archeologici effettuati durante i lavori di ricostruzione e restauro del castello (1992-1997). A valle del castello si trova una fontana monumentale del XVIII secolo. Fuori dall'abitato si trova la “Torre Normanna”, in località Girifalco. Inoltre, è possibile apprezzare gli ambienti con scene graffite realizzate nel XIV secolo, le torri e i locali sotterranei che permettono l'accesso al museo dove 12 vetrine distribuite in cinque sale offrono un'esauriente campionatura dei circa 30.000 reperti rinvenuti nel corso degli scavi archeologici. Insieme ai manufatti d'uso domestico, fittili e in metallo, sono esposti un proiettile d'artiglieria e monete. L'esposizione enfatizza alcune delle produzioni più significative del Medioevo non solo italiano. Non mancano manufatti da cucina (olle, tegami con manico tubolare o anse a nastro e coperchi) risalenti al periodo medioevale e moderno. Anforacei di varie dimensioni e brocche scandiscono la produzione d'acroma e di dipinta in varie tonalità di rosso e bruno. Altrettanto ricco e bello è il repertorio delle ceramiche smaltate di XVII-XVIII secolo. Attualmente il castello oltre all'Associazione Sergio Leone e al museo, ospita il Municipio, l'Associazione Studi Storici F. De Sanctis, la Biblioteca Comunale “Giovanna Caracciolo” e l'ufficio per la promozione turistica “Informazione L.E.A.D.E.R”.
Bibliografia Galasso Giampiero – Torri e castelli in Irpinia - Atripalda 1990
A cura di Ivan Valente
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