Airola - Istituto Italiano dei Castelli - Sezione Campania

Onlus - Ente Morale Riconosciuto           
Fondato da Piero Gazzola nel 1964
ISTITUTO ITALIANO DEI CASTELLI
SEZIONE CAMPANIA
Associato a Europa Nostra
Personalità Giuridica D.P.R. 31.01.1991
Castel dell'Ovo - Napoli
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Il Castello di Airola

Epoca

Secolo X - XVII.

Conservazione

Scarsa.

Apertura al pubblico

No

Come arrivare

Dal corso G. Montella di Airola e su per la via di Monteoliveto per salire in collina.


La storia

Il castello di Airola è situato a 380 metri sul livello del mare e occupa con le sue strutture la sommità della collina di Monteoliveto.  L’area fortificata è costituita dai resti del castello, ormai invaso dalla vegetazione, e da due cinta murarie che presentano un andamento circolare concentrico, intervallato da piccole torri ancora oggi in parte visibili. L’elemento architettonico più interessante è senza dubbio l’ingresso del castello che presenta ancora le strutture per il ponte levatoio. Sul portale di ingresso è presente lo stemma gentilizio Carafa – Della Leonessa.  Il castello fu costruito probabilmente in epoca longobarda e appartenne a Rainulfo I, dal quale passò a Roberto Conte di Avellino e Airola. Successivamente fu in possesso di Guglielmo, duca di Salerno e di Rainulfo II. Nel 1272 il signore di Airola era Ugonis de Meneliis che aveva come castellano e capitano Marino Toccabove. Successivamente buona parte della terra di Airola  fu concessa a Gerardo de Salsiaco, e alla sua morte alla Regia Curia. Nel 1276 il feudo fu donato dal re Carlo I ai fratelli Guglielmo e Ugone di Cortillon. Nel 1277 il castello ospitò Carlo I d’Angiò e nel 1300 il castello appartenne a Carlo della Leonessa  e dopo di lui a Giovanni, suo erede, morto nel 1320. Nel 1437, durante la guerra tra Alfonso d’Aragona e Renato d’Angiò, Airola fu presa e saccheggiata dall’esercito aragonese dopo la sconfitta di Marino Boffa, castellano di Airola. Il castello dovette subire un ulteriore assedio nel 1460 quando Alfonso della Leonessa si ribellò al re Ferrante, dopodiché il feudo fu venduto a Carlo Carafa che ne ottenne il titolo di conte nel 1496.  Ribellatosi a Carlo V, il conte Giovan Vincenzo Carafa ebbe confiscati tutti i feudi  e la proprietà passò ad Alfonso d’Avalos d’Aquino, marchese del Vasto. Nel 1575 Airola fu venduta dai d’Avalos a Ferrante Caracciolo la cui famiglia ne mantenne il possesso fino al 1732 quando Antonia Caracciolo morì lasciando tutti i beni al nipote Bartolomeo di Capua conte di Riccia.  Dopo la morte di costui nel 1792, Airola passò al Regio Demanio e da allora non fu più infeudata. Carlo III, in  onore alla concessione gratuita delle acque della sorgente del Fizzo che alimentavano la cascata della  Reggia di Caserta, concesse ad Airola il titolo di città.

L'architettura

La fortificazione si sviluppa su un’area di 12.000 mq ed è costituita dal rudere del castello e da due cinte murarie che racchiudono la parte più alta della collina di Monteoliveto. Uno degli elementi architettonici più interessanti è l’ingresso del castello, posto nel lato nord-est che conserva quasi del tutto le sue caratteristiche originarie. Esso è costituito da un vano rettangolare di circa 6.20 x 5.20 metri, con uno spessore di 1.40 metri nel quale si trovano diverse aperture.  La porta, situata nel lato ovest, immette nella corte interna mentre il portale principale si apre sul lato sud.  A nord e ad est sono presenti ampie finestre per dare luce all’interno.  L’ingresso è caratterizzato da un portale in pietra bianca ad arco ribassato sul quale ancora si vedono lo stemma gentilizio e il sistema di sicurezza del ponte levatoio. Infatti sono ancora visibili i cardini dell’appoggio della porta, i fori per la sbarra di chiusura della stessa, e gli alloggiamenti delle travi e del sistema di sollevamento del ponte. Questo ambiente di ingresso era coperto da una volta retta da archi costruiti con grossi conci squadrati di tufo, sul quale insisteva un secondo livello.  L’ambiente superiore era caratterizzato da finestre e feritoie tonde e a croce per la difesa piombante e con armi da fuoco. A destra del cortile si situa invece la cappella palatina, articolata su un vano unico absidato, dimensioni 5 x 15 metri con paraste in tufo che reggevano archi acuti che dividevano il vano in tre parti: successivamente è stata poi tagliata una campata per la costruzione del muro divisorio. Sotto l’abside si trovava una cripta la cui scala d’accesso è stata murata, ma la cripta è stata modificata con la costruzione di una saettiera per la difesa di fiancheggiamento. Intorno alla cappella erano ubicati gli ambienti di servizio e di abitazione del castello, lo stesso avviene anche nel lato nord dove sono presenti degli ambienti che terminano con un corridoio di passaggio che, essendo interrato, risulta percorribile solo per un tratto. Dalla sua connotazione si evince che doveva essere un vano che serviva a mettere in comunicazione ai livelli più bassi, le diverse parti del castello. Il livello superiore di questi ambienti invece, presenta delle finestre in tufo molto strombate sia internamente che esternamente, forse però tale corpo di fabbrica risulterebbe essere stato aggiunto successivamente.  Altra componente del castello, con probabile funzione di mastio, è la struttura rettangolare posta a sud vicino alla torre tondo più piccola. Essa si articola su tre livelli: il primo caratterizzato da un’abside tompagnata  con pilastri addossati ai muri che reggono archi ribassati. L’abside esternamente si caratterizza per un doppio arco in tufo e probabilmente era adibito ad ambiente di servizio.  Il secondo livello era il piano nobile dove soggiornava il signore  e presenta grosse finestre lungo tutto il perimetro.  Il muro sul lato est presenta esternamente pilastri  in conci di tufo con cornici sagomate.  Vicino a questo ambiente sorge la piccola torre rotonda con un diametro di circa 4 metri e uno spessore  murario di 1,5 metri; essa si sviluppa su un solo livello con una scarpa alla base e sette feritoie circolari per alloggiamento di armi da fuoco; in sommità originariamente presentava una merlatura con un sistema di difesa piombante di cui però oggi restano solo poche tracce.  Questa piccola torre è collegata alla più grande grazie ad una luna struttura rettangolare caratterizzata da feritoie tonde in tufo per le armi da fuoco, uguali a quelli della piccola torre. Nell’angolo est del castello sorge un’ altra grande torre rotonda priva di scarpa con un diametro di 6,50 metri e uno spessore murario di 2,30 metri.  Essa presenta un sistema difensivo caratterizzato da quattro bocche radiali, caditoie ad imbuto coperte da lastre di calcare bianco aventi diverse dimensioni.  Questa torre, completamente interrata, era organizzata su più livelli: in quello inferiore vi era probabilmente una grossa cisterna; in quello superiore, corrispondente alle caditoie, vi era un vano per gli apprestamenti difensivi, mentre erano probabilmente presenti, ai livelli superiori, delle merlature. La seconda cinta muraria, è conservata solo sul lato sud e presenta un altezza variabile ma di circa 3 metri mentre sul lato nord si confonde ormai con le strutture moderne. Era presente anche una terza murazione, che ingloba attualmente la chiesa di San Gabriele e della Santissima Addolorata, i cui lati sud sono ancora conservati per una altezza di 3 metri e presentano un’alternanza di torrette tonde e quadrate, mentre i lati est e nord sono ormai inglobati dalla vegetazione.  Il lato nord-est del castello vero e proprio è caratterizzato da un muro che scende degradante probabilmente fino alla terza cinta muraria e presenta una torretta caratteristica con la parte aperta verso la chiesa di San Gabriele.


Bibliografia

F. Cordella,  Campania felix; itinerari alla scoperta della regione, mensile di dicembre 1997 n°19.
Pro Loco di Airola (2007), Airola Caudinae Vallis. Rivista quadrimestrale di storia locale della Pro Loco di Airola, anno II numero 3.
Le opere fortificate della Campania: mostra iconografica: disegni e dipinti dalle Gallerie Napoletane, mostra fotografica: aspetti e situazione attuale dell'architettura militare in Campania, Certosa di S. Martino (Napoli), 25 aprile - 8 maggio 1969.

A cura di Antonio Iaccarino














































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