Caiazzo - Istituto Italiano dei Castelli - Sezione Campania

Onlus - Ente Morale Riconosciuto           
Fondato da Piero Gazzola nel 1964
ISTITUTO ITALIANO DEI CASTELLI
SEZIONE CAMPANIA
Associato a Europa Nostra
Personalità Giuridica D.P.R. 31.01.1991
Castel dell'Ovo - Napoli
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Il Castello di Caiazzo

Epoca

IX-XIX secolo.

Conservazione

Buona.

Apertura al pubblico
No.

Come arrivare

Autostrada Napoli-Roma, uscire allo svincolo di Capua e proseguire lungo la SS 264.

La storia

La città di Caiazzo è sorta all'incrocio di importanti vie di comunicazione e presenta una notevole stratificazione di strutture che vanno dal periodo sannitico e romano, fino a tempi moderni.
Il castello longobardo è posto a circa 250 metri sul livello del mare, situato su di una collina a sud-est dell'abitato suddetto. Esso fu costruito su resti dell'Arx romana.
Nella seconda metà del IX secolo la costruzione apparteneva a Teodorico conte di Caiazzo.
In epoca normanna nel 1070, tra i conti di Caiazzo, emerge Rainulfo che accompagnò a Roma l'abate Desiderio, eletto Papa con il nome di Vittore III.
Con Ruggero II il castello venne dotato di una guarnigione. Fu proprio per volere di questo re che tutti i maggiorenti abitanti nelle vicinanze del castello trasferirono le loro abitazioni intorno al castello per dimorarvi per sempre. In tal modo in modo il re auspicava che Caiazzo, già dotata di una cinta muraria e di una protezione naturale, per la sua posizione in cima alla collina, divenisse ancora più forte con la presenza di abitanti che esercitassero il servizio della milizia.
Nel 1229, sotto gli Svevi, Caiazzo fu liberata per l'intervento diretto di Federico II da un assedio tenuto dalle truppe pontificie guidate da Giovanni di Brienne. L'imperatore stesso soggiornò nel castello ed ebbe molto in considerazione la città stessa.
Da un documento pontificio del 1251 si evince che la città entrò a far parte dei possedimenti di Riccardo conte di Caserta.
Durante l'epoca angioina il castello subì alterne vicende e vari possessori, ma la casata che lo detenne con maggiore durata negli anni fu quella dei Sanseverino, pur se con varie interruzioni.
Con essi, infatti, la contea subì diverse confische e concessioni, conseguenti alle diverse prese di posizione di questa famiglia nei confronti della corona, finchè non passò direttamente al regio demanio.Da questo a partire dal 1417 fu venduto più volte a varie famiglie nobiliari fino ad essere ceduto nel 1501 da Federico D'Aragona al fratello Alfonso.
Nel periodo vicereale si ebbero altre confische del feudo fino alla stabile presenza della famiglia Pignatelli a partire dal 1528. Dal 1596 i possedimenti passarono alla famiglia De Capua fino al 1814, quando erede divenne Francescantonio Corsi, ultimo marchese di Caiazzo. Infine, nel 1836 i Corsi vendettero la loro proprietà alla famiglia de Angelis, i cui eredi ne sono tutt'ora gli attuali possessori e saltuariamente ancora vi dimorano in brevi periodi dell'anno.
Tra la fine del 1700 e l'Unità d'Italia, la città ed il castello furono centro di diverse operazioni belliche.

L'architettura

Il castello è raggiungibile per una strada stretta carrabile che attraversa il centro antico e termina nel recinto fortificato. Come già evidenziato, esso occupa il punto più alto della collina con un circuito di forma quadrangolare, rinforzato da tre torri negli angoli ed una torre quadrata nell'angolo nord-est.
Vi si può accedere da due ingressi: uno a nord, posto alla fine di una lunga gradonata che lambisce il muro perimetrale e termina sotto la grande torre quadrata; l'altro ingresso è posto a sud, al termine della strada che attraversa tutto il fossato antico.
L'accesso a sud è caratterizzato da un portale in tufo grigio, seminascosto da strutture moderne. La forma rimanda ad un tipico portale medievale con difesa piombante molto trasformata. Questo ingresso conduce in un cortile ampio dove affacciano i vari corpi di fabbrica.
Il primo edificio sulla sinistra è costituito da una chiesa edificata verso il 1116 dal conte Roberto, che risponde al nome di S.Maria a Castello. Le sue forme attuali però, soprattutto al suo interno, sono da attribuirsi ai lavori voluti nel 1832 dal marchese Americo Corsi che la adeguò ai gusti dell'epoca, mentre i muri esterni mostrano ancora caratteristiche costruttive medievali. Alla chiesa si accede mediante una doppia rampa di scale posta al centro del cortile.
L'ingresso alle sale principali del castello è situato accanto all'ingresso della suddetta chiesa. Superando l'ingresso del castello ci si trova in un grande salone, dal quale si può accedere alle molte stanze laterali. Anche queste ultime furono trasformate nell'800 per rendere più confortevole il soggiorno di chi vi abitava, così come gli ambienti adiacenti la torre tonda nell'angolo sud-est, assieme alle altre torri tonde. Nel livello sottostante i locali, adibiti prevalentemente a deposito e a locali di sevizio, sono invece più suggestivi in quanto caratterizzati da volte rette da arconi ogivali in tufo grigio tipiche di ambienti medievali.
Gli elementi decorativi esterni consistono in paramenti murari in pietra calcarea e tufo grigio con inserimenti di lapidi e pietre lavorate, provenienti da strutture più antiche. Le torri sono prive di scarpa, in pietra calcarea, poggiate direttamente sulla roccia. Sono visibili ancora delle feritoie in tufo grigio per la difesa radente e per l'uso di armi da fuoco. Questo elemento difensivo assieme alle strutture merlate per la difesa rimandano ad una tecnica tipicamente medievale, forse di epoca normanna, successivamente rimaneggiata. Infatti sia le torri che la merlatura sono esempio di un tipico sistema di difesa piombante, priva di apparecchi a sporgere, integrata con feritoie per l'uso di armi da fuoco. Queste strutture si notano solamente nel lato ovest del castello.
Posizionato tra le sale del castello e la torre grande quadrata, si trova un edificio rettangolare allungato che custodiva varie stanze, modernamente trasformate, che terminano in una terrazza che consente l'accesso alla suddetta grande torre. Questo grande ambiente occupa un'area di circa 60 metri quadri ed è articolato su tre livelli più la copertura. Il primo livello, ricavato nella base scarpata, era in origine adibito a cisterna. Il secondo livello è coperto da volte a crociera e ospita vari ambienti residenziali. Al terzo livello ampiamente finestrato, si giunge tramite una scala interna.
Altre strutture del castello erano ubicate lungo il muro perimetrale a nord-est come si evince da resti visibili anche se trasformati e sistemati a giardino.
Immediatamente fuori dal circuito del castello si riscontrano altri resti di strutture difensive, tra i quali si intuisce l'esistenza di un bastione di difesa nel lato sud-est. In ogni caso la struttura difensiva era molto stratificata, tanto da estendersi su tutta la collina, inglobando, probabilmente, opere difensive più antiche.

Bibliografia

Cordella F. – Il castello di Caiazzo in : Campania Felix n.16 - anno II - settembre 1997 - Napoli.

Curiosità

Non tutti sanno che Caiazzo è stata la patria di Pier delle Vigne. Insigne poeta, diplomatico, ministro di Corte; utilizzato nelle missioni diplomatiche più delicate, raggiunse la carica di Logoteta del Regno di Sicilia, in pratica un sorta di viceré durante le ripetute assenze di Federico II. Nel 1247 fu arrestato dalla milizie imperiali come il colpevole di un gravissimo delitto; poco dopo morì suicida in prigionia. La causa dell'arresto non fu mai resa pubblica, tanto che i cronisti del tempo hanno sostenuto che tra Federico e Pier delle Vigne ci fosse stata una questione di donne. Per alcuni il ministro si invaghì della preferita dell'Imperatore, fino ad avanzare delle audaci quanto imperdonabili "avances"; per altri fu l'Imperatore a tentare di sedurre la moglie del ministro. Non mancarono i particolari salaci secondo i quali Pier delle Vigne, dopo aver scoperto Federico fra le coltri della propria moglie, fu costretto ad ordire una congiura per lavare l'onta nel sangue. Gli studiosi più recenti sono propensi a credere che Federico abbia scoperto nel comportamento del suo più stretto collaboratore gli estremi per accusarlo di corruzione. Pier della Vigna è noto soprattutto per essere citato nella Divina Commedia precisamente nel XIII canto dell'Inferno Dante Alighieri, ponendolo nella selva dei suicidi, lo assolve dall'accusa di aver tradito l'imperatore.
Pare che nella grande torre quadrata del castello, il re Alfonso preferiva soggiornare con la sua favorita Lucrezia D'Alagno, tanto che tutt'ora essa è chiamata la torre di Lucrezia. Lucrezia era figlia di Nicola d'Alagno e Covella Toraldo. Il padre, amalfitano d'origine, era signore di Torre Annunziata. Si narra che il re la conobbe durante la notte del 24 giugno, in cui il popolo napoletano era solito festeggiare la nascita di San Giovanni Battista con bagni nudi in mare, in ricordo del battesimo nelle acque. S'era nel 1448. Il cinquantaquattrenne Alfonso, magnanimo re d'Aragona, Napoli, Sicilia, Sardegna, Corsica ecc., era venuto a Torre del Greco e (o vide Lucrezia ad una finestra o costei gli andò incontro per avere la strenna che le ragazze solevano chiedere la vigilia di S. Giovanni Battista) se ne innamorò perdutamente. Lucrezia poteva avere diciotto anni. Il re fu tanto munifico verso l'amata che essa in pochi anni acquistò fra l'altro anche il territorio di Caiazzo. La loro storia d'amore durò per anni, fino alla morte del re.

A cura di Imma Brunetti
































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