Le fortificazioni in Campania - Istituto Italiano dei Castelli - Sezione Campania

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Le Fortificazioni in Campania - L'epoca antica


Parlare di storia delle fortificazioni in Campania significa guardare ad un arco temporale molto vasto, riferito ad almeno 26 – 27 secoli. Il percorso storico delle fortificazioni è sintetizzabile in periodi a ciascuna dei quali è dedicato un paragrafo.

Per quanto riguarda la colonizzazione Greca, le strutture fortificate più antiche della Campania risalgono all’VIII secolo a.C., realizzate ad opera di Greci, Etruschi e popolazioni dell’Appennino. Tra gli insediamenti fortificati creati durante la fase della colonizzazione costiera, notevoli sono i casi di Cuma, Pithecusai (Ischia), Poseidonia e Velia (Elea). A Cuma, fondata
nell'VIII secolo a.C., alle originarie strutture greche si sono in buona parte sovrapposte le trasformazioni dovute all’ampliamento romano; le mura urbane, il cui andamento è condizionato dalle caratteristiche accidentate del sito, sono realizzate con la tecnica della doppia fodera in blocchi tufacei squadrati ed intercapedine con materiale di riempimento sempre calcareo. L'acropoli era dotata inoltre di capacità difensive autonome, con un proprio duplice circuito murario. Ma la straordinarietà di Cuma deriva dalla presenza dell'opera di avanzata concezione, impropriamente definita “Antro della Sibilla”. Si tratta di una galleria lunga m 140 e larga m 2,50, dotata di tre grandi aperture che si aprono ad intervalli regolari verso il mare.  Ubicata alla congiunzione tra il circuito murario dell'acropoli e quello cittadino, l'opera, con le sue postazioni difensive dotate di macchine belliche, svolgeva un ruolo fondamentale nella protezione della città.
Sul sito costituito da una vasta pianura alla foce del Sele, in posizione leggermente sopraelevata, tra il VII ed il VI secolo a.C. venne realizzato l'insediamento di Poseidonia, con impianto di forma all'incirca rettangolare completamente circondato da una cinta fortificata con torri.  La tecnica di realizzazione delle mura è contraddistinta da due cortine, ognuna di 1,5 m di spessore e realizzata con grossi blocchi parallelepipedi, con riempimento dell'intercapedine costituito da terra e pietrame informe. Il circuito murario, lungo circa 5 km, si presenta intervallato da una serie di torri a pianta quadrangolare emergenti dal profilo delle cortine, a livelli sovrapposti, oggetto alcune di successivi rifacimenti.  Conquistata  nel IV secolo a.C. dai Lucani, Poseidonia divenne colonia romana nel 273 d. C., in coincidenza dell'inizio del fenomeno d'impaludamento della foce del Sele, che progressivamente, nel corso dei secoli successivi, ne avrebbe determinato l’abbandono. Mentre nelle mura di Pompei, tra i più interessanti esempi di impianti difensivi del periodo preromano, è possibile notare la copresenza  di influssi  italici e greci, un altro episodio di  rilievo è la murazione  di Neapolis. Sorta a partire dal V secolo a. C. e rinforzata durante il secolo successivo, la sua articolazione venne fortemente condizionata dalle caratteristiche geomorfologiche dell'area che andò a delimitare. Il tratto di murazione rinvenuto in Piazza Bellini risale al rafforzamento del IV secolo ed è di notevole interesse perché mostra l'evoluzione della tecnica difensiva di quel periodo che si esprime con il  raddoppio, nei tratti più esposti, delle cortine murarie, con opportuni rinforzi trasversali e la creazione di veri e propri capisaldi avanzati (propugnacola). La tecnica delle opere murarie consiste nell'utilizzazione generalizzata di blocchi di tufo di larghezza e spessore omogenei, rispettivamente di circa 80 e 40 cm, mentre la lunghezza di ciascun elemento poteva raggiungere i due metri. La disposizione variava da quella a coltello al posizionamento nel senso della lunghezza. L’espansione dei Sanniti, che sfrutteranno la sconfitta degli Etruschi subita nel 474 a.C. nelle acque antistanti Cuma, determinerà la crisi dei centri costieri della Magna Graecia in Campania. Successivamente la penetrazione romana nel Sannio sarà duramente ostacolata  da questa fiera popolazione con fortificazioni apicali spesso poste a protezione dei valichi. I caratteri del sistema sannita possono riassumersi in due diverse tipologie: la prima si evidenzia con una cerchia muraria continua sommitale, replicata a quota notevolmente più bassa, con funzioni di protezione diretta dell'insediamento. Una seconda tecnica era rappresentata da sbarramenti multipli posti a varie quote, con un sistema di gradoni terrazzati, che costituiranno l'elemento cardine della difesa attiva applicata dalle popolazioni locali nella secolare lotta contro Roma. E' il caso ad esempio di Monte Cila, a Piedimonte Matese.  La tecnica costruttiva è quella poligonale, con conci lapidei di grossissime dimensioni.  Anche a Faicchio (BN), alla base del Monte Monaco, nei pressi del convento di S. Pasquale, vi sono i resti di una fortificazione sannita, di forma triangolare, parte integrante del sistema difensivo di vaste proporzioni ubicato sull'adiacente Monte Acero; qui il circuito delle mura, di impianto all'incirca quadrangolare, si sviluppa per circa 3 km, con un'altezza media di 3,50 m, ed è realizzato con grossi blocchi calcarei ricavati direttamente sul posto.  Come è noto l’organizzazione difensiva imperiale romana era imperniata sui limes posti a difesa dei confini e sugli accampamenti legionari fortificati (castra), mentre la difesa locale all’interno dell’Impero era affidata agli abitanti dei luoghi che eressero una serie di capisaldi di contenute dimensioni più adatti alle esigenze difensive  locali. Va detto inoltre che molte città preromane e romane della Campania mantennero il loro impianto difensivo anche nei primi secoli dell’Impero. Inoltre, soprattutto in epoca tarda, sorsero nuove murazioni a difesa dei centri abitati ormai minacciati dalle incursioni barbariche. In Campania di epoca romana sono le fortificazioni di Alife e Telesia, profondamente diverse per caratteri tipologici l'una dall'altra, di chiara ispirazione al convenzionale modello del castrum la prima, dai caratteri innovativi la seconda, che si distingue per la cinta muraria dall'andamento concavo dei tratti di cortina di collegamento tra le torri.  A Telesia la posizione delle torri, aventi alternativamente sezione circolare e poligonale, permetteva un grado di fiancheggiamento maggiore dell'usuale, consentendo di bersagliare anche le spalle dell'attaccante giunto in prossimità delle mura.  Lo spessore dell'opera continua risulta di poco inferiore ai due metri, realizzata con la tecnica a sacco, con fodere costituite in opus incertum e riempimento con calcestruzzo cementizio. Già prima della caduta dell’Impero i grandi proprietari terrieri iniziarono ad erigere degli agglomerati rurali (villae) circondati da mura, che sarebbero divenuti baluardi di salvezza per essi e per i loro contadini all’indomani delle invasioni barbariche.
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