Marano - Istituto Italiano dei Castelli - Sezione Campania

Onlus - Ente Morale Riconosciuto           
Fondato da Piero Gazzola nel 1964
ISTITUTO ITALIANO DEI CASTELLI
SEZIONE CAMPANIA
Associato a Europa Nostra
Personalità Giuridica D.P.R. 31.01.1991
Castel dell'Ovo - Napoli
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Il Castello di Scilla e il Castel Belvedere

Epoca

XIII secolo.

Conservazione

Castello di Scilla: pessima; Castel Belvedere: conservato nelle linee essenziali.

Apertura al pubblico

Si.

Come arrivare:

Da Napoli percorrere la Strada Provinciale 58.

La storia

Alcuni studiosi vogliono che intorno all'anno 1275 Carlo d'Angiò, per proteggere la Campania Felix dalle scorrerie dei pirati saraceni, fece edificare due identici castelli distanti tra loro tre miglia e mezzo: il Belvedere, così chiamato per l'amena ubicazione, sorto sul ciglio del cratere di Quarto, ed il castello Scilla a dominio dell'antico casale di Marano. Ma in un registro di Carlo d'Angiò del 1268, dunque pochi decenni prima dell'ipotetica erezione dei castelli, l'attuale città di Marano è denominata " Turris Marane ". Questo toponimo rende forte una tesi alternativa riguardante la nascita delle fortificazioni, che vuole la loro edificazione ad opera di Federico II (tra il 1227 ed il 1229), il quale si adoperò ad affermare la presenza imperiale sul territorio. Per organizzare l'attività edilizia all'interno del regno, l'Imperatore fece redigere nel 1231 lo " Statutum de reparatione castrorum ", ovvero un elenco di castelli e domus solaciorum da ristrutturare, accanto al quale si accostò una parallela attività edilizia ex novo.
Carlo d'Angiò provvide sicuramente alla riedificazione del castello Monteleone, avvalendosi dell'ingegno di Pietro de Chaule e Bausolino de Linnays, in seguito ad un incendio divampato al termine della dominazione sveva.
Entrambi i castelli furono amministrati dalla famiglia della Marra, originaria di Amalfi, che riscontriamo in varie fonti. Federico II che nominò Angelo della Marra a " visitator generale sopra tutti gli officiali del regno ".
Nel XVI sec il castel Belvedere venne acquisito dalla famiglia Monteleone mentre i Della Marra tennero il castello Scilla sino al 1696, quando la fortezza divenne proprietà di Guglielmo Ruffo di Calabria I Ruffo rimasero padroni sino agli inizi del XIX secolo, periodo nel quale i due castelli furono abbandonati e lasciati all'occupazione contadina.
Oggi le strutture sono abitate, frazionate e non curate. Nel corso degli ultimi decenni è andata persa la memoria storica di quei luoghi, che ancora mantengono l'imponenza del passato pur risultando mutilati irrimediabilmente.

L'architettura del castello Scilla

Nato come baluardo difensivo e predominio dei casali sottostanti, il castello Scilla, dalla sua sommità, domina l'intera vallata (Marano, Mugnano, Calvizzano, Villaricca, Giugliano, Qualiano), estendendo la sua protezione alla popolazione delle aree circostanti, le quali, avendo la certezza di poter disporre di un rifugio sicuro, potevano attendere serenamente allo sviluppo delle attività agricole.
Il castello, realizzato con la locale pietra tufacea, oggi presenta una confusa summa di stili architettonici ed ha, più che altro, somiglianza ad un palazzo baronale, ma originariamente doveva essere, come il castel Belvedere, a pianta rettangolare con sei torri di difesa. Fino a pochi secoli fa era dotato di un ampio fossato, riempito nel 1878 in occasione della realizzazione della via Marano-Pianura, ed al lato nord una scoscesa a picco lo rendeva inaccessibile. L'ingresso al maniero, un tempo protetto ai lati da torrette, è rivolto a mezzogiorno ed è ornato da un portale in tufo.
La costruzione risulta oggi completamente trasformata per l'uso abitativo. Gli spazi comuni sono divisi in due corti: nella prima, una scala in lapillo immette ai piani superiori, una tempo addetti alle dipendenze interne. Una seconda scala conduce alle segrete, le prigioni del "Tribunale di Campagna". I locali del pianterreno erano occupati dal corpo di guardia, dalle scuderie, dalle cucine e dalla servitù. Antistante l'ingresso, v'è la cappella a pianta rettangolare, originariamente dedicata a S. Nicola di Bari, oggi intitolata alla Madonna del Castello. Accanto gli spazi religiosi, attraverso una porticina, si accede ai sotterranei (sottostanti il lato nord della fabbrica e la cappella) che ospitavano magazzini e cantine per conservare le derrate agricole provenienti dalle masserie adiacenti. Questi ambienti ipogei sono sorretti da sei archi in tufo.
In fondo a questa prima corte, attraverso un arco fornito di camminamento per il servizio di guardia, si accede al secondo cortile nel quale sono ancora oggi visibili tre cisterne per la raccolta delle acque.


L'architettura del castello Scilla

Noto anche come Monteleone, il castello Belvedere sorge sulle pendici orientali del cratere di Quarto. L'ingresso è rivolto verso sud-ovest e da qui lo sguardo si affaccia sull'intera conca di Quarto, per giungere poi alla lascia litoranea, ed oltre ancora all'isola di Ischia.
La struttura della fortezza si presenta meno alterata rispetto al gemello castello Scilla. L'impianto rettangolare, con i lati di 37 e 40 metri, si sviluppa intorno ad un unico cortile centrale e mostra sei torri rettangolari ai lati; la fabbrica si sviluppa su due piani ed è completamente in tufo.
Notevoli sono le finestre che corrono lungo il perimetro esterno del castello: difatti, accanto ad aperture chiaramente moderne (il castello è attualmente abitato), si incontrano monofore e una bifora a sesto acuto. Particolare è il riscontro di quattro aperture circolari (oculi), murate, dal raggio piuttosto ampio che corrono lungo il fronte nord-ovest e la facciata, poco più in alto del portale in tufo modanato.
L'interno del castello è profondamente modificato dalla continuità di vita ed è difficile oggi riconoscere le funzioni dei vari locali, ma può ipotizzarsi un'organizzazione simile a quella del castello Scilla. Si accede al cortile interno dove,in posizione centrale, troviamo un pozzo che raccoglie le acque piovane tramite un articolato sistema di canali. Di fronte è un doppio forno, unico nel suo genere. Sulla destra, attraverso un arco acuto, si accede alla scala in piperno che, per mezzo di un ballatoio (originariamente in legno) conduce al primo piano. Certa è la destinazione del piano superiore agli alloggi del signore, mentre il piano inferiore doveva ospitare gli ambienti di servizio ed infine i sotterranei servivano da magazzini.

Bibliografia

A. Guarino - Sulle origini storico-urbanistiche di Marano di Napoli - Marano 1996.
P. Orlando - Appunti di Storia Patria. Marano di Napoli dalle origini al 1650 - Napoli 1970.
G. Barleri - La Starza e il suo castello in Marano di Napoli - Marano 2000.
A. Haseloff - Architettura sveva nell'Italia meridionale - Bari 1993.
G. Agnello - L'architettuta angioina nell'Italia meridionale - Napoli 1962.
L. Santoro - I sistemi difensivi nel Mezzogiorno d'Italia - Napoli 1992.
E. Sthamer - L'amministrazione dei castelli nel regno di Sicilia sotto Federico II e Carlo d'Angiò - Bari 1995.
C. A. Willemsen I castelli di Federico II nell'Italia meridionale - Napoli 1979.

Informazioni utili

Comune di Marano di Napoli tel 0815769235; Comune di Quarto tel 0818069212
www.comunemarano.na.it

A cura di Ilaria Turco

















































































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