Savignano Irpino - Istituto Italiano dei Castelli - Sezione Campania

Onlus - Ente Morale Riconosciuto           
Fondato da Piero Gazzola nel 1964
ISTITUTO ITALIANO DEI CASTELLI
SEZIONE CAMPANIA
Associato a Europa Nostra
Personalità Giuridica D.P.R. 31.01.1991
Castel dell'Ovo - Napoli
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Il Castello di Savignano Irpino

Epoca

XII secolo.

Conservazione

Discreta.

Apertura al pubblico

Si. Il castello è di proprietà del Comune di Savignano Irpino, al quale bisogna rivolgersi per visitarlo internamente. Il castello è situato nel centro storico di Savignano Irpino, in località Tombola. Per accedervi bisogna giungere, attraverso una serie di scalini, al punto più alto del paese contraddistinto da una croce. Contattare il comune.

Come arrivare

Savignano Irpino si può raggiungere percorrendo l’autostrada A16 Napoli - Bari e uscendo al casello di Grottaminarda (da Napoli) e al casello di Vallata (da Bari). Seguire la SS90 delle Puglie in direzione di Ariano Irpino. Superato Ariano Irpino e giunti a Savignano Scalo seguire le indicazioni per il paese.

La stazione delle ferroviaria più vicina è quella di Svignano - Greci sulla Linea Benevento - Foggia.

Autolinee pubbliche: Linea Napoli-Avellino-Foggia. Per gli orari consultate si sito http://www.air-spa.it/.
Autolinee private: Linea Lucera-Roma.
Per gli orari consultate si sito  http://www.marozzivt.it/.

La storia

Savignano Irpino sorge a circa 700 metri di altezza, a dominio dell’ampia valle attraversata dal fiume Cervaro. I numerosi resti rinvenuti in località Monte Castello testimoniano una presenza umana fin da epoche preistoriche. Savignano viene menzionato per la prima volta in un documento risalente probabilmente al 988, anno in cui i principi di Benevento, Pandolfo III e Landolfo VI, avrebbero donato, al conte longobardo di Greci, Potone, il Castrum Sabinianum.
Con la venuta dei Normanni in Italia meridionale, nella prima metà del XII secolo, Savignano fu concessa al conte di Greci, Gerardo. Savignano, Greci e Ferrara formavano un’unica Baronia.
Nel 1193, signore di Savignano è un certo Sarolo, probabilmente imparentato con il conte Gerardo di Greci. Durante il conflitto, che coinvolse l’imperatore Enrico VI di Svevia e Tancredi d’Altavilla, conte di Lecce, per la designazione della corona del regno di Sicilia, Sarolo si schierò contro Tancredi, ospitando nel suo castello di Savignano armigeri delle milizie sveve. Tancredi, muovendo le sue truppe verso la Puglia, si diresse nella valle del Cervaro. Il castello di Savignano fu assediato e conquistato dal conte, il quale fece impiccare agli spalti del maniero il nobile Sarolo.
Nel 1194 morì Tancredi e lasciò come suo erede il piccolo re Guglielmo III. Intanto si ripresentò Enrico VI di Svevia, che riuscì ad impadronirsi del regno senza difficoltà. Gli Svevi, sconfitti definitivamente i Normanni, affidarono Savignano ai discendenti di Sarolo.
In seguito alla morte di Manfredi durante la Battaglia di Benevento e la sconfitta di Corradino a Tagliacozzo, il Regno passò sotto la dominazione angioina.
Al 1274 dovrebbe risalire la concessione, da parte di Carlo d’Angiò al francese Guglielmo de la Lande, dei castelli di Savignano, Greci e Ferrara. Dopo la morte di Guglielmo de la Lande e varie vicissitudini, il feudo passò nelle mani di Novello Delfi Spinelli, che lo ottenne in via matrimoniale. Il feudo restò sotto il dominio degli Spinelli fino agli inizi del XV secolo, quando la regina Giovanna II lo concesse a Francesco Sforza. Una leggenda narra che Francesco Sforza, giovane e non ancora duca di Milano, fu prigioniero nel castello di Savignano. Iacopo della Marca, promesso sposo della regina di Napoli Giovanna II d’Angiò, rinchiuse Francesco Sforza nelle buie prigioni del castello ma questi, non si sa se con la complicità delle guardie o dei cunicoli, che probabilmente attraversavano i sotterranei, riuscì a fuggire di notte.
Alla morte di Giovanna II d’Angiò si assistette ad una lotta per la successione tra Renato d’Angiò e Alfonso d’Aragona. Quest’ultimo riuscì ad occupare, una dopo l’altra, le terre sforzesche e si impadronì di numerosi territori tra cui anche quello di Savignano.
Con la venuta degli Aragonesi, Savignano fu acquistato dai Guevara, che ne rimasero in possesso fino all’eversione della feudalità (1806). Savignano ha fatto parte del Principato Ultra fino al 1806, anno in cui fu aggregato alla provincia di Avellino. Dal 1811 al 1861 passò a far parte della provincia di Foggia. Dopo l’Unità d’Italia si assistette ad una revisione delle circoscrizioni provinciali della Campania che comportò il ritorno di Savignano con la provincia di Avellino (1861). Nel 1862 il Comune di Savignano assume la denominazione di "Savignano di Puglia", probabilmente per distinguerlo da altri paesi denominati Savignano e situati in Italia centrale e settentrionale. Nel 1961, si ritenne opportuno cambiare la denominazione del paese, poiché, facendo parte della Campania e non più della Puglia, l’appellativo di "Savignano di Puglia" risultava inadeguato. Quindi nel 1963 la denominazione di "Savignano di Puglia" venne sostituita con quella di "Savignano Irpino".


L'architettura

Nella parte più alta del paese, denominata "Tombola", a controllo di uno stretto passaggio obbligato tra la Campania e la Puglia, si erge il castello feudale che fu probabilmente edificato in epoca normanna.  Il castello di Savignano, nel corso dei secoli, ha subito numerose ristrutturazioni e rifacimenti: nel 1427, per volere della regina Giovanna II d’Angiò; nel 1527, durante la dominazione dei Guevara, ai quali si deve la trasformazione da fortilizio difensivo in abitazione.
Il castello di Savignano restò quasi intatto fin verso il 1870-1880, anni in cui l’edificio risultava ancora abitato.  Tra la fine del XIX e il XX secolo il castello è stato sottoposto a continue sottrazioni di materiale lapideo e a demolizioni di intere porzioni, giudicate pericolanti. Queste vicissitudini, cui il castello è stato soggetto, lo hanno fatto giungere a noi fortemente mutilato ed in gravi condizioni statiche, peggiorate dal terremoto del 23 novembre 1980.
In tempi recenti l’edificio è stato sottoposto ad importanti interventi di restauro. I primi interventi risalgono agli inizi degli anni ’90 quando il castello si presentava diruto, in uno stato di totale abbandono e completamente soffocato dalla vegetazione. Gli interventi di restauro successivi si sono avuti nel 2004 e si sono basati sulla realizzazione di una struttura di copertura e calpestio, all’altezza dell’originario piano nobile, che consente la visita e l’affaccio alle originarie finestrature e copre, proteggendoli, gli ambienti sottostanti, consentendone l’utilizzo come spazi espositivi permanenti e per piccole manifestazioni occasionali.
Di quello che era l’intero complesso architettonico, oggi sono visibili due lati soltanto, il fronte sud e il fronte est, costituenti parte della originaria chiusura perimetrale.
La parete sud è stata quasi interamente ricostruita nel corso dei lavori di restauro che hanno interessato il castello agli inizi degli anni ’90. Tale parete presenta un alto basamento a scarpa terminante con una cornice torica in pietra che demarca in orizzontale due settori di prospetto, l’inferiore a scarpa ed il superiore caratterizzato dalla presenza di un doppio ordine di tre monofore archivoltate con cornici lapidee.
La parete del fronte est presenta una disomogeneità nella tessitura muraria, probabilmente dovuta alle continue manomissioni e ai numerosi interventi di restauro cui è stata sottoposta nel corso del tempo. Una serie di testimonianze ci confermano la presenza, in passato, di un portale ad arco e di un’alta torre quasi quadrangolare alla base della quale, oggi, è ancora visibile una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana.  Oggi si può accedere al castello attraverso un cancello posto sul lato est, dove un tempo sorgeva un fossato difensivo. Attraverso il cancello si giunge nella corte interna a pianta trapezoidale, che presenta una pavimentazione in pietrame, di nuova fattura. All’interno di questa corte sono situati gli accessi agli ambienti coperti del piano terra, che si sviluppano per la totalità della lunghezza delle pareti sud ed est del castello. Le chiusure verticali di questi ambienti sono realizzate con pannelli di vetro e telaio in ferro zincato. Dalla corte trapezoidale, inoltre, si accede, attraverso delle scale in acciaio, al terrazzo superiore.


Bibliografia

Bilotta E. (1991) - Progetto di restauro e risanamento conservativo dei ruderi del castello medioevale dei "Guevara" e recupero dell’area di sedime L.219/81 nel Comune di Savignano Irpino (AV). Atti del VI Convegno Nazionale. Il Riuso dei Castelli. Prima Rassegna del riuso delle fortificazioni italiane, 6 dicembre 1990.
Caterino C. (2008) - Tre esempi di architettura militare in Irpinia: Bisaccia, Savignano Irpino, Solofra, Tesi di Laurea in Storia dell’Architettura medievale, Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali, a.a. 2007-2008, Università degli Studi "Suor Orsola Benincasa" di Napoli, relatore Prof. G. Coppola, correlatore Dott. C. Megna.
Galasso G. (2005) - I Comuni dell’Irpinia. Storia, arte, monumenti. Atripalda.
Galasso G. (1990) - Torri e castelli in Irpinia. Atripalda.
Lombardi E. (1985) - Savignano Greci e Ferrara. Firenze.

Informazioni utili

Comune di Savignano Irpino - tel. 0825-867009 - sito web http://www.comune.savignano.av.it/.

A cura di Concetta Caterino



























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