Bacoli
La fortificazione, denominata Castello di Baia, fu eretta in un'area di rilevante importanza strategica, con una particolare posizione geografica, da cui si dominava il vasto specchio di mare che si estende dal golfo di Pozzuoli all'acropoli di Cuma, con veduta di Capri, Procida ed Ischia. La natura del promontorio tufaceo a picco sul mare, la presenza di profondi valloni verso l'entroterra costituiti dai Fondi di Baia, le opere di difesa consistenti in mura, fossati e ponti levatoi rendevano il castello pressoché inespugnabile.
Notizie storiche
La costruzione fu iniziata dagli Aragonesi nell'anno 1495, insieme a numerose opere di fortificazione nel Regno, in vista della invasione da parte di Carlo VIII. Per la progettazione del sistema difensivo e delle singole fortezze il re Alfonso II ottenne dal duca Federico da Montefeltro l’invio di Francesco di Giorgio Martini, architetto senese affermatosi per le innovazioni introdotte nella tecnica delle costruzioni militari.
Una radicale trasformazione fu avviata dal vicerè Pedro di Toledo; le modifiche e gli ampliamenti apportati in quegli anni (1538 - 1550) conferirono al castello in grandi linee l'aspetto attuale. Esso mantenne la funzione militare nel periodo del vicereame spagnolo, durante la dominazione austriaca e nel corso del successivo regno borbonico (1734 - 1860). Dopo l'annessione allo stato sabaudo subentrò un periodo di progressiva decadenza e abbandono. Nel 1927 lo Stato ne dispose la concessione con diritto di godimento perpetuo al Reale Orfanotrofio Militare; per la nuova destinazione d'uso, negli anni 1927-30, furono eseguiti imponenti lavori di trasformazione che comportarono numerose alterazioni. L'Orfanatrofio rimase nel castello fino al 1975, anno in cui l'ente fu sciolto. Il complesso è stato fino al 1984 nel possesso della Regione Campania e poi, rientrato nelle disponibilità del demanio statale, consegnato alla Soprintendenza Archeologica di Napoli per realizzare il Museo Archeologico dell'Area Flegrea. L’intervento di restauro e allestimento museale è stato ultimato nell’ottobre 2008.
Dati caratteristici
Dell'originaria architettura aragonese del castello, attribuibile al Martini ed al suo aiutante Antonio Marchesi da Settignano non restano visibili tracce, fatta eccezione per il nucleo originario (maschio o “donjon”) localizzato in prossimità della Torre Tenaglia, nella parte più alta del promontorio; il percorso interno alla fortificazione era protetto da tre ponti levatoi.
Alla stregua di molte altre fortificazioni progettate dal maestro senese, anche quella di Baia fu ristrutturata e trasformata nei decenni successivi, durante il vicereame spagnolo, con tecniche costruttive che innovarono le architetture militari a seguito dell’impiego delle armi da fuoco. Il programma di potenziamento del sistema difensivo, intrapreso dal Toledo, fu concepito come un insieme articolato di elementi difensivi tra loro organicamente collegati, con punti di forza costituiti a nord di Napoli dalle fortezze di Gaeta, Mondragone, Capua, Ischia, Baia e Pozzuoli. Le principali innovazioni introdotte nel periodo vicereale consistettero nella costruzione di torri e di cortine murarie ad angoli acuti, con scarpate molto pronunciate, bastioni angolari e baluardi avanzati con schema a “tenaglia”. Va detto che la struttura dell’impianto difensivo, fu fortemente condizionato dalla configurazione orografica accidentata del terreno.
Con buona attendibilità si può ipotizzare che all’esecuzione dell’intervento abbia contribuito l’architetto Ferrante Maglione, cui il Toledo affidò l’incarico di sovrintendere a tutti i lavori urbanistici ed edilizi del viceregno. E’ possibile risalire con buona approssimazione all'impianto planimetrico che la fortificazione presentava dopo l'intervento del viceré sulla base delle mappe settecentesche del Fondo Montemar.
Bibliografia minima
S. De Caro, P.Miniero, Baia il castello, il museo, l’area archeologica, Napoli, 2000
AA.VV., Museo Archeologico dei Campi Flegrei, Catalogo generale, Napoli, 2008
Autore scheda: Enrico Guglielmo