Storia delle Fortificazioni
Le difese della Campania: storia e architettura delle Fortificazioni attraverso le epoche
Il torreggiamento vicereale
Gli spagnoli, a partire dalla seconda metà del secolo XVI, vararono un organico piano di rafforzamento delle difese costiere incentrato soprattutto sulla costruzione di un sistema di torri (a partire dal 1563, per ordine del vicerè di Napoli Pedro Afan de Rivera) collocate lungo la costa a poca distanza l'una dall'altra, in modo da
costituire una catena di piccoli capisaldi che oltre all'avvistamento delle fuste barbaresche potevano assicurare (grazie alle artiglierie di cui erano dotate) una fascia di mare protetta per il cabotaggio commerciale. La necessità di proteggere le coste con tale tipo di presidi scaturì anche per altri stati italiani (Stato Pontificio, Toscana): ne conseguì la costruzione di circa settecento torri sulle coste italiane, di cui quattrocento furono localizzate nel Regno di Napoli. Sono le torri che ancora oggi si vedono lungo le coste adriatica, ionica e tirrenica. Le caratteristiche architettoniche di tali edifici possono così riassumersi: impianto quadrato e pareti scarpate per
l'intero sviluppo verticale, allo scopo di garantire al manufatto una maggiore stabilità alle sollecitazioni provocate dalle artiglierie durante il tiro. L'accesso alla torre era sopraelevato a livello del piano abitabile, che era costituito da un unico ambiente voltato avente una sup. variabile tra i 20 ed i 30 mq, arredata con un camino dal duplice uso, cucina e riscaldamento; tale ambiente, voltato a botte, costituiva praticamente l'unico spazio interno della torre, con nicchie nei muri utilizzate come armadi, mentre nel basamento era spesso ricavata la cisterna per l'acqua. All'esterno, in sommità, su ciascuno dei quattro lati, erano posizionate le caditoie, o troniere verticali, in numero generalmente di tre, per la tipologia più diffusa, quella di tipo intermedio, sempre realizzate in controscarpa, e costituenti il coronamento della torre. Tali postazioni difensive erano utilizzate per la difesa ravvicinata della torre, nel caso di assalto diretto, attraverso l'uso di un'artiglieria secondaria di cui la torre era dotata, il cannoncino petriero che, disposto verticalmente all'imbocco di una delle suddette troniere, era in grado di tirare a ritmo sostenuto micidiali scariche di mitraglia fulminando i malcapitati assalitori. Il potere offensivo delle torri era costituito da uno, al massimo due pezzi di artiglieria di medio calibro, per proiettili di peso variabile dalle 2 alle 8 libbre (una libbra c.a 350 g), collocati sulla terrazza, in grado di colpire un'imbarcazione a circa 600 metri di distanza. Una piccola riserva di munizioni era ubicata nelle immediate prossimità dei pezzi. La guarnigione di tali opere era costituita da due, tre uomini, cui era affidato tra l'altro il compito di scrutare continuamente, giorno e notte, l'orizzonte e segnalare eventuali pericoli alla popolazione locale ed alle torri limitrofe. Il deposito dei viveri era generalmente alloggiato a fianco alla cisterna.
costituire una catena di piccoli capisaldi che oltre all'avvistamento delle fuste barbaresche potevano assicurare (grazie alle artiglierie di cui erano dotate) una fascia di mare protetta per il cabotaggio commerciale. La necessità di proteggere le coste con tale tipo di presidi scaturì anche per altri stati italiani (Stato Pontificio, Toscana): ne conseguì la costruzione di circa settecento torri sulle coste italiane, di cui quattrocento furono localizzate nel Regno di Napoli. Sono le torri che ancora oggi si vedono lungo le coste adriatica, ionica e tirrenica. Le caratteristiche architettoniche di tali edifici possono così riassumersi: impianto quadrato e pareti scarpate per
l'intero sviluppo verticale, allo scopo di garantire al manufatto una maggiore stabilità alle sollecitazioni provocate dalle artiglierie durante il tiro. L'accesso alla torre era sopraelevato a livello del piano abitabile, che era costituito da un unico ambiente voltato avente una sup. variabile tra i 20 ed i 30 mq, arredata con un camino dal duplice uso, cucina e riscaldamento; tale ambiente, voltato a botte, costituiva praticamente l'unico spazio interno della torre, con nicchie nei muri utilizzate come armadi, mentre nel basamento era spesso ricavata la cisterna per l'acqua. All'esterno, in sommità, su ciascuno dei quattro lati, erano posizionate le caditoie, o troniere verticali, in numero generalmente di tre, per la tipologia più diffusa, quella di tipo intermedio, sempre realizzate in controscarpa, e costituenti il coronamento della torre. Tali postazioni difensive erano utilizzate per la difesa ravvicinata della torre, nel caso di assalto diretto, attraverso l'uso di un'artiglieria secondaria di cui la torre era dotata, il cannoncino petriero che, disposto verticalmente all'imbocco di una delle suddette troniere, era in grado di tirare a ritmo sostenuto micidiali scariche di mitraglia fulminando i malcapitati assalitori. Il potere offensivo delle torri era costituito da uno, al massimo due pezzi di artiglieria di medio calibro, per proiettili di peso variabile dalle 2 alle 8 libbre (una libbra c.a 350 g), collocati sulla terrazza, in grado di colpire un'imbarcazione a circa 600 metri di distanza. Una piccola riserva di munizioni era ubicata nelle immediate prossimità dei pezzi. La guarnigione di tali opere era costituita da due, tre uomini, cui era affidato tra l'altro il compito di scrutare continuamente, giorno e notte, l'orizzonte e segnalare eventuali pericoli alla popolazione locale ed alle torri limitrofe. Il deposito dei viveri era generalmente alloggiato a fianco alla cisterna.