I Castelli di Napoli - Introduzione - Istituto Italiano dei Castelli - Sezione Campania

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Istituto Italiano dei Castelli
Sezione Campania
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I Castelli di Napoli
Introduzione
Oggi, attraverso la lettura di queste strutture fortificate spesso imponenti, possiamo comprendere il grado di avanzamento tecnologico raggiunto in una certa epoca da un determinato popolo, e quindi acquisire preziose informazioni per meglio ricostruire la storia di una civiltà e l'evoluzione del territorio. Un patrimonio vastissimo, che comprende circa un migliaio di architetture difensive (sono circa 20.000 in tutt'Italia), dalle cinte urbiche fortificate di età classica, agli insediamenti altomedievali, alle rocche e castelli tipiche espressioni dell'epoca medievale, ai castelli - residenza del Rinascimento, ai forti vicereali spagnoli, alle innumerevoli torri di avvistamento e difesa, fino alle costruzioni rurali fortificate. Alcuni manufatti oggi si presentano sostanzialmente in buone condizioni, privi di significative alterazioni, adeguatamente protetti e in fase di valorizzazione. Alcuni altri si mostrano trasformati, spesso stravolti, a causa di pesanti adattamenti a nuove esigenze abitative. In tale ambito si inserisce l'esempio pressoché unico di Napoli capitale tra Medioevo e Rinascimento, e in quanto tale dotata di un sistema di fortificazioni eccezionale, in larga parte conservatosi fino a noi. Nessuna città italiana vanta un patrimonio di architettura fortificata così ricco e storicamente differenziato. Cinque imponenti castelli, i resti della murazione greco - romana e di quella quattrocentesca aragonese, attraverso cui è possibile leggere, oltre che la storia della città, l'evoluzione delle tecniche difensive in un arco temporale esaustivo per la completa conoscenza della storia delle fortificazioni. A partire da Castel dell'Ovo, le cui origini si confondono con quelle dell'antica Palepolis, per passare a Castelnuovo, imponente reggia - fortezza aragonese, in cui si evidenziano i segni tangibili della metamorfosi verso i nuovi tempi, per finire con la fortezza di S. Elmo, straordinaria ed unica testimonianza, a livello planetario, del modo di fortificare "alla moderna" che si diffonde rapidamente nei primi decenni del secolo XVI. Ed ancora il forte di Vigliena a S. Giovanni a Teduccio, recentemente "riscoperto", rara testimonianza anch'esso di un particolare approccio alle problematiche della difesa costiera nel XVIII secolo. Ed, infine, la murazione aragonese sul lato orientale, con 14 torrioni cilindrici sugli originali 21, che miracolosamente sopravvivono inseriti nel tessuto connettivo della città. Un sistema di fortificazioni che si estende, appena oltre l'arco del golfo, con gli avamposti di Nisida, del rione Terra a Pozzuoli, a Baia con la poderosa fortezza, ad Ischia con il castello Aragonese. Un patrimonio con caratteri assolutamente unici per la cui valorizzazione sono stati fatti alcuni passi nella giusta direzione; ma altri, più significativi ancora, si rendono necessari. L'auspicio per il futuro è che si possa giungere alla fruizione integrata del sistema delle fortificazioni napoletane, con la realizzazione di un percorso che metta in risalto adeguatamente le forti connotazioni storico-architettoniche di cui sono dotati i singoli complessi difensivi. Di basilare importanza, per la corretta comprensione di queste strutture così complesse, è il recupero alla fruizione della collettività, attraverso l'individuazione di itinerari di visita specifici comprendenti tutte quelle parti essenziali per la corretta lettura del monumento. Nei prossimi anni l'Istituto Italiano dei Castelli intende intensificare e concentrare il massimo degli sforzi in questa direzione, impegnandosi contemporaneamente anche per una crescente presa di coscienza, in strati sempre più larghi dell'opinione pubblica, di questa rilevante componente della nostra identità storico - culturale.

Luigi Maglio - Presidente Istituto Italiano dei Castelli - Sezione Campania
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